
Non è tanto la vittoria in sé per sé, che già è qualcosa di mai fatto da nessun altro italiano. Non è l’aver battuto Medvedev, numero tre al mondo, anche se siamo alla terza volta consecutiva, dopo che sei erano state le sconfitte subite. Il punto è un altro: Jannik Sinner ha ormai raggiunto il livello della piena consapevolezza di se stesso, una consapevolezza che lo porta non solo ad imporre il proprio gioco ma a sapersi adattare battendo i più forti sul loro terreno. Una caratteristica che hanno solo i predestinati.
Partita scarna, essenziale, nervosa con pochissime variazioni, poche discese a rete, partita più di lotta che di governo; il tipo di match preferito da uno come Medvedev, che in queste partite ci si ritrova perfettamente. Battuto nel proprio agio, battuto nella testa. Il numero tre al mondo ha ormai capito di che pasta è fatto questo ragazzo.
Sinner l’ha vinta di personalità e cattiveria, spostando il match sul piano atletico, quasi più simile ad un incontro di boxe, dove ci si picchia fino a quando qualcuno non getta la spugna. Il 6-1 del terzo set è emblematico in tal senso e dà la misura della straordinarietà.
Adesso va fatto l’ultimo passo. Nulla è precluso.
Carlo Galati