Dieci anni senza Schumi, dieci anni con lui

Sono passati dieci anni da quando il mondo della Formula 1 si fermò. Di nuovo. Come quel maledetto primo maggio del ‘94, giorno in cui il mondo trattenne il fiato per Ayrton, che non si risvegliò più.

Il 29 dicembre del 2013 era una bella giornata di sole sulle alpi francesi. Chi scia sa quanto può essere bella una giornata in quota con la neve perfetta, il sole a riscaldarti e la sensazione che nulla di brutto possa accadere. Quel giorno invece, il destino per Michael Schumacher aveva in serbo dell’altro.

Lì dove la velocità non era riuscito ad scalfirne l’aurea teutonica di invincibile, un banale incidente sugli sci ha stravolto per sempre la sua vita, della sua famiglia e di tutti i tifosi di un campione che andava oltre la Ferrari ed i suoi sette titoli. Una di quelle leggende sportive che uniscono e mai potrebbero dividere. Da quel giorno, di dieci anni fa, è come se Michael fosse morto, semplicemente perché più nulla si è saputo di lui, delle sue reali condizioni di salute, avvolto il tutto nella cortina di ferro innalzata dalla moglie Corinna.

È vivo, lotta ogni giorno per guadagnare un centesimo in più nel giro della sua vita, che non è quella per il quale lo ricordiamo, ma un’altra. Pur sempre vita è vero ma non più della stessa persona, non più Schumi. In pochi sanno, nessuno dice, ogni tanto ci si ricorda con l’amara consapevolezza di averlo perso per sempre. Di lui resta a noi il ricordo, alla famiglia il flebile afflato della speranza e della sopravvivenza.

Carlo Galati

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