Max Verstappen, il coraggio del vincente

Per molti essere un cosiddetto “figlio d’arte” può risultare limitante, negli orizzonti, nelle aspettative, nella voglia di emergere come e più di chi li ha preceduti nel nome e nelle carriera. C’è invece chi, come un ragazzone olandese di nome Max, è arrivato come un impeto nel mondo delle corse facendo l’unica cosa che gli riesce bene: vincere.

Figlio di Jos Verstappen, Max è entrato nel mondo della formula 1 subito da dominatore, come tanti altri. Si dirà:!ha la macchia più forte, ha gli ingegneri più preparati, hanno probabilmente trovato i giusti escamotage per aggirare limiti di budget, tutto vero. Ma non basta. Serve anche altro, serve anche non essere banali nella vittoria, in pista e fuori. Avere il coraggio di criticare apertamente la gestione della Formula 1, attaccandola frontalmente e definendola “un circo” per alcune sue scelte, ne fa un campione fuori dal coro. Non una macchina da guerra che pensa solo all’aspetto agonistico, lui dimostra di vincere a tutto tondo.

Ultima in ordine di tempo è sulle sprint race, definite come un’inutile perdita di tempo e di suspence: come dargli torto? Ed è per questo suo essere fuori controllo, che benediciamo il suo essere campione, fuori e dentro la pista. Lo sport ha troppi figli prediletti succubi della struttura che lo gestisce, in particolare tra i vincenti. Max ci sta insegnando che si può mettere e si deve mettere in discussione sempre tutto. Anche e soprattutto da numeri 1.

Carlo Galati @thecharlesgram

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