
Il giorno che ha cambiato tutto, il giorno che spazza via le immagini in bianco e nero, ridando colore ai trionfi, il giorno che consacra Jannik Sinner come il più grande tennista italiano dell’era moderna, il giorno della prima vittoria Slam a Melbourne. Ci dobbiamo ancora riprendere e realizzeremo con calma nei prossimi giorni, ciò che abbiamo visto, quello che fatto questo ragazzo, non solo nella finale vinta con Medvedev, ma in tutto il torneo, in questo meraviglioso viaggio, partito ormai oltre due settimane fa.
Quello che abbiamo visto in campo appartiene alle partite che si incastonano tra la mitologia e la fantascienza, a metà strada tra le imprese titaniche e quelle impossibili, non solo per come è arrivata ma soprattutto per come è stata costruita. Non è soltanto la rimonta dallo 0-2, ma è come quella rimonta è arrivata: Jannik era completamente in balia del russo e in balia delle sue paure, ansie e preoccupazioni. Tutto normale per chi a 22 anni gioca la prima finale Slam della sua carriera. E poi?
Poi è arrivata sia la magia tipica delle grandi imprese che la grande forza mentale di resettare tutto e ripartire, punto dopo punto, restando in partita quando ormai sembrava tutto compromesso, trovando il break decisivo una volta, e poi un’altra e poi un’altra ancora. Una lotta sulla distanza, sugli scambi lunghi che Sinner ha iniziato a vincere, uno dopo l’altro, ristabilendo le gerarchie in campo e facendo pensare la sua migliore forma fisica generale, dovuta anche all’essere stato meno in campo rispetto a Danilo che, nei turni precedente, c’era stato…e pure troppo. Ha ritrovato il servizio, ha spinto sul dritto del russo, lo ha fatto correre ed è arrivato alla vittoria finale. Una vittoria anche a parole. Non le solite scontate, ma una lezione per tutti: “ringrazio i miei genitori di avermi lasciato libero di scegliere”. Lo dico da padre e da sportivo: è il messaggio più forte che potesse arrivare. Il giusto ringraziamento di un atleta che ha appena iniziato a conquistare il mondo, un ringraziamento che ha il valore profondo della riconoscenza: sua e di tutti gli italiani.
Carlo Galati @thecharlesgram