Sinner #3

La notizia non è che Jannik Sinner ormai sappia solo vincere. Da quel match perso in finale a Torino, con un certo signor Djokovic, solo caselle verdi nel percorso che lo ha portato fino al numero tre del mondo. No, la notizia è che sa vincere quando non è al meglio della condizione, quando tutti i colpi non sono al 100%, quando il servizio non gira come dovrebbe: quando serve vincere i punti che pesano, Sinner c’è.

Ed è questo l’ulteriore passo in avanti e il significato vero di questa partita vinta con l’amuleto De Minaur (vinti 16 degli ultimi 17 set), ma più in generale dell’intero torneo di Rotterdam; dimostrare a se stessi e agli altri che si è capaci di vincere anche quando gli errori sono tanti, i movimenti non fluidi come al solito: poche discese a rete, movimento al servizio non sempre ottimale, solo per fare due esempi. Non ricordiamo di così tanti break e contro break in una partita del recente passato di Sinner, eppure a cavallo del secondo set questo è accaduto, emblematico del fatto che se da una parte non tutto girasse per il meglio, dall’altra parte della rete, l’australiano ha giocato, probabilmente, una delle migliori partite della sua carriera, valorizzando il suo punto di forza principale, ovvero quella rapidità di movimento dentro al campo che, se giocato a quel livello, non dà respiro all’avversario. Così è stato per Jannik, fino a quando non ha tirato un sospiro di sollievo, e noi con lui.

Da domani sarà numero 3 al mondo, crescendo passo dopo passo, aggiungendo mattone su mattone nel processo che lo porterà ad essere il numero 1 al mondo. Bisogna essere completi e dimostrarsi disponibili al cambiamento, per arrivare lì dove l’incertezza non è più legata alla sfera delle possibilità, ma solo a quella temporale. È scritto nel tennis. Quello stesso tennis che ha saputo rigenerarsi, dimostrandosi più grande di qualunque altro interprete. Archiviata a breve una stagione, se n’è già aperta un’altra, con un protagonista già maledettamente vincente.

Carlo Galati @thecharlesgram

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