
Esiste uno sport nello sport, uno sport praticato da chi è avvezzo ai numeri, da chi basandosi su essi, riesce a dare spiegazioni concrete che poco lasciano spazio a dubbi o interpretazioni. Esiste il tennis ed esiste la statistica, il continuo aggiornamento di dati che danno la misura di come un movimento, un o un’atleta, cresca, di come ci si possa basare su queste certezze per raccontare il buono e il brutto, tracciando quella linea sottile tra ciò che è e ciò che sarà. Esiste il tennis italiano che sta creando eroi ed eroine ed esiste chi aggiorna le statistiche relative. Queste parlano di continui trionfi. L’ultimo della serie, quello di Jasmine Paolini a Dubai, nel primo 1000 femminile della stagione.
Una vittoria che la pone nella linea di successione dei trionfi azzurri, in salsa rosa, immediatamente dopo Flavia Pennetta e Camila Giorgi, ultime vincitrici di tornei il cui valore è immediatamente un gradino sotto rispetto agli Slam. Al livello di uno Slam, se ne consideriamo le giocatrici presenti all’inizio del torneo di Dubai. Lo ha vinto la giocatrice che è riuscita, nonostante tutto: nonostante non fosse tra le favorite, nonostante fosse sotto di un set e di un break nella prima partita del torneo così come nell’ultima, nella quale era 3-5 nel set decisivo, salvo poi vincere 4 game consecutivi alla russa Kalinskaya. Insomma, un trionfo tutto tondo.
Un trionfo figlio del lavoro totalizzante necessario di chi non ha ricevuto il dono del talento cristallino, dando la possibilità alla classe operaia di trovare un posto nel paradiso del tennis. Jasmine è la piena rappresentante di quel tennis che ha nella misura del proprio valore la concretezza, quella stessa concretezza che l’ha portata ad issarsi al numero 14 del mondo e con autostrade ancora disponibili avanti a se. Non vediamo (più) fenomeni in giro nel circuito femminile, ma fenomenali lavoratrici, sì. La strada di Jasmine è ancora lunga.
Carlo Galati @thecharlesgram