Il punto di ritorno

Lo scriviamo adesso, poche ore prima della finale di quello che in molti definiscono “soltanto un challenger”: Matteo Berrettini indipendentemente da come vada il match con Nuno Borges a Phoenix, ha già compiuto un mezzo miracolo sportivo. E ci teniamo a sottolinearlo, non è un’esagerazione figlia dell’entusiasmo patriottico, ma l’analisi oggettiva del ritrovato campione che in tanti, troppi, avevano dato per già finito, incantati forse da altre meravigliose sirene.

Eppure, nonostante tutto, Matteo ha rimesso le cose in chiaro, a suon di servizio e dritto, seguendo quello spartito che gli è più congeniale, suonando la gran cassa di un tennis concreto, quando serve più di lotta che di governo. L’ultima giornata in campo lo testimonia: due match, quattro tie break, tutti vinti. Segnale quest’ultimo che Matteo è tornato forte nel cuore e nella mente, punto dopo punto, ricostruendo quella fiducia che sembrava essere intaccata dal periodo tennistico più buio della sua carriera.

E dopo il buio è tornato quello squarcio di luce che ridà soprattutto la speranza di rivederlo ad alti livelli, lì dove ha meritato di stare e dove crediamo possa esserci il punto di atterraggio di questa seconda parte di carriera. Ci sarà da sgomitare, da ripetere e giocare, un passo alla volta, col carattere che ha dimostrato di avere; quel carattere che non gli ha mai fatto difetto, la sua arma migliore che lo riporterà lì dove merita. La finale è solo un passaggio di un percorso più lungo e come tale vada come deve andare.

Carlo Galati @thecharlesgram

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