
Domina Iga. Ancora una volta vincitrice in quello che è ad oggi il confronto, il testa a testa, che entusiasma e ravviva l’interesse verso il tanto, alle volte sommariamente, bistrattato tennis femminile. E così, dopo Madrid, è Roma ad essere palcoscenico della sfida tra Swiatek e Sabalenka. Finale non bella come quella in terra spagnola, ma che comunque ha segnato un ulteriore punto di continuità in questa rivalità.
Una rivalità tennistica che si basa fondamentalmente su due modi di giocare e di intendere il tennis lontani, ma che trovano il punto in comune nella costante ricerca del vincente, in due modi diversi: lavorato, calcolato e studiato quello polacco, costantemente in accelerazione invece il tennis della bielorussa. Un tennis esigente che a Roma ha presentato un prezzo alto, forse più del dovuto: la convivenza con un fastidio alla schiena che l’ha evidentemente condizionata per tutta la durata del torneo non permettendole di esprimersi nell’inseguire la bellezza della potenza. Un concetto, astruso per i più ma che Aryna ha dimostrato poter convivere.
Il resto però è storia. Una storia che racconta del terzo successo romano della numero uno al mondo, che aggiunge un trofeo ulteriore alla sua bacheca già ricca, e che guarda a Parigi con la stessa voglia di tris. Una voglia matta di dimostrare, ancora una volta, di essere lei la giocatrice da battere sulla terra rossa. E probabilmente, non soltanto lì.
Carlo Galati @thecharlesgram