Zverev e l’ordine ristabilito

Era l’unico in grado di salvare gli Internazionali d’Italia dal piattume verso il quale stavano scivolando o meglio…stavano per. Perché a salvare la baracca, capre e cavoli, fate voi, ci ha pensato Alexander Zverev battendo in finale l’ultimo della batteria dei miracolati, arrivati con merito alle fasi finali del torneo, ma sui quali nessuno avrebbe scommesso un euro ad inizio torneo. Parliamo, per essere chiari, di Paul, Jarry e Tabilo, bravi giocatori, per carità…ma da qui a pronosticarli semifinalisti ce ne vuole.

E per fortuna nostra e del torneo, Sasha ha deciso di non seguire le orme dei suoi più o meno titolati colleghi, ma di sicuro con quarti di nobiltà maggiori rispetto alla classe operaia che, ha provato ad andare in paradiso, per poi arrendersi di fronte all’evidenza che un 1000 resta pur sempre un 1000; per vincerlo a volte serve anche qualcosa di più della settimana (o dieci giorni) perfetti. Tsitsipas, Rublev, Zverev con l’intermezzo di Ruud a Barcellona, sono lì a dimostrare che è sì bello variare, ma che poi alla fine vincono i più forti. Sulla carta e non.

Adesso un lungo grande respiro fino al Roland Garros, torneo in cui Zverev ha lasciato un conto aperto, quasi due anni fa e mai più chiuso. Il saldo è sicuramente positivo e pende dalla parte del tedesco che sullo Chatrier ha lasciato una caviglia e probabilmente un pezzo di Slam, l’unica cosa che gli manca. Ecco, quei quarti di nobiltà vanno comunque alimentati e probabilmente i 1000 non bastano più. Nemmeno a lui.

Carlo Galati @thecharlesgram

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