
Ci sono giorni che entrano di diritto nella storia dello sport, giorni talmente importanti e significativi da rappresentare un ricordo nella vita di ognuno di noi. Ricordatevi questa data, 4 giugno 2023, il giorno in cui per la prima volta nella storia di questo sport, un tennista italiano è diventato numero 1 al mondo. A Jannik Sinner l’onore di esserci riuscito, entrando definitivamente nelle vite di tutti noi. E non è la classica iperbole fine a se stessa, esercizio letterario inutile. No, per chi ama questo sport, il 4 giugno resterà sempre impresso come il giorno in cui finalmente siamo passati dall’essere spettatori ad essere protagonisti e su questo palcoscenico ci ha portato un ragazzo di 23 anni originario della Val Pusteria, dai capelli rossi, che con il suo naturale talento ha iniziato un nuovo capitolo, chiudendone definitivamente un altro.
E sì, perché Sinner non è arrivato lì per caso. E’ arrivato lì con la costanza del lavoro, con la determinazione e con il coraggio di scegliere e di cambiare. Cambiare allenatore, Riccardo Piatti, con cui aveva condiviso una parte del proprio percorso e a cui vanno indiscutibili meriti. Il coraggio di affidarsi a Vagnozzi/Cahill, che gli hanno dato quello step che mancava per arrivare ad essere il migliore di tutti. Coraggio nel sapere quando fermarsi, con il rischio di deludere tifosi e federazione per la mancata partecipazione agli Internazionali di Roma. Quella scelta è stata decisiva, non facile di sicuro, ma decisiva. E ci vuole coraggio per fare questo, per vedere quello che gli altri non vedono e forse nemmeno immaginano.
Un grande traguardo che ha con sé anche una grande responsabilità, quella di aver scritto la parola fine, con ogni probabilità, ad un’era, l’era degli invincibili, aggrappati alla forza e alla tenacia di Novak Djokovic, l’ultimo dei grandi a cedere il passo. Un passo che aveva già ceduto ad Alcaraz, ma le condizioni erano diverse. La sensazione oggi è che indietro non si torni: Jannik Sinner ha aperto la porta del futuro e ci ha portato tutti lì dentro con lui. Per questo gli saremo sempre grati.
Carlo Galati @thecharlesgram