Alcaraz lascia il segno su Parigi

“Tutto va come deve andare” cantavano gli 883, con l’inconfondibile timbro vocale di Max Pezzali; una semplice frase che però racchiude un mondo di ipotetiche complicazioni, rese più semplici dalla realtà dei fatti. E la realtà parla chiaro e dice che Carlos Alcaraz, ha vinto, come tutti si aspettavano il Roland Garros, conquistando a 21 anni il terzo Slam della carriera, su tre superfici diverse, e diventando il più giovane tennista della storia a riuscirci. Tutto è andato come doveva andare.

Soprattutto per come questa vittoria è arrivata: sotto due set a uno, Alcaraz è riuscito a recuperare il bandolo della matassa perso nel secondo e nel terzo set, complice il vento ed una prestazione maiuscola da parte del tedesco, bravo nel terzo set a recuperare da 2-5. Poi il lento ritorno alla normalità, con lo spagnolo nuovamente in scia grazie alla strategia utilizzata per battere Sinner. Molte palle con traiettorie alte, su cui spingere diventa complesso, fino a quando è poi lui a decidere quando dove e soprattutto come. Sbagliando, sì, ma con la piena consapevolezza che quel match, Carlitos, oggi non lo avrebbe mai perso.

Ed è andata così, non lo ha perso. Nonostante una partita che non verrà sicuramente ricordata per una delle più belle della storia del tennis, Alcaraz iscrive il proprio nome insieme ad altri 7 spagnoli nell’albo d’oro parigino. Due li conosce molto bene: uno è il suo allenatore Juan Carlos Ferrero, l’altro la leggenda che meriterebbe che il campo centrale fosse a lui intitolato, dopo 14 trionfi (ma forse questo sarebbe troppo per gli amici francesi). Da domani sarà numero 2 al mondo, pronto a riprendersi quel trono che Djokovic gli ha tolto e che adesso è in possesso del suo più grande rivale del presente e del futuro. Intanto ha messo le cose in chiaro Carlitos: la prossima sfida con Jannik è già settata. Ci si rivede a Wimbledon.


Carlo Galati @thecharlesgram

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