
Un weekend indimenticabile, un weekend da Matador. In Messico, come un’aquila tra le nubi, la Ferrari ha riassaporato la gloria ad una sola settimana dal trionfo negli Stati Uniti, ad Austin: lì fu una doppietta rossa, a Città del Messico, una doppietta a metà con Sainz primo e Leclerc terzo. Un podio comunque scarlatto che è musica e furore. Carlos Sainz, pilota di temperamento e precisione, ha portato la Rossa sul gradino più alto, una vittoria che riporta alla memoria i grandi trionfi di un tempo. La Ferrari, in questo ardente pomeriggio di Città del Messico, ha mostrato non solo una strategia impeccabile, ma una potenza brutale: la macchina pareva danzare in sintonia con il pilota, agguantando ogni curva, affondando ogni rettilineo, quasi sfidando la fisica e il buon senso.
Sainz ha guidato con una sapienza calcolatrice, da vero pilota intellettuale, attento a ogni dettaglio, magistrale nel difendere il vantaggio. In lui si è vista quella combinazione rara di coraggio e astuzia, tanto rara quanto preziosa, un po’ come l’antico “contropiede” italiano nel calcio: mentre gli altri affondavano le zanne, lui giostrava con calma olimpica, aspettando il momento giusto per scatenare la piena potenza del motore Ferrari.
Accanto a lui, per quasi tutta la gara, Leclerc ha portato a termine una gara tutta in rimonta fino al secondo posto, per poi cedere sotto la pressione di un altro di quelli che può fregiarsi dei galloni del predestinato, Lando Norris, bravo a indurre all’errore il monegasco che però resta sul podio e tiene vive le speranze di un titolo costruttori che sembrava fantascienza fino a qualche mese fa. La continuità Ferrari è un evento che i tifosi aspettavano da tempo, un ritorno alla nobiltà della “Rossa” nei Gran Premi che contano. Non è solo una vittoria, è una conferma: la Ferrari è tornata a dire la sua.
Il trionfo di Sainz è più di una semplice affermazione, è un urlo che risuona nel paddock e oltre. Ha portato alla luce quella “furia latina” che fa di ogni gara un affresco di ardimento e passione. Il modo migliore per lasciare il ricordo di un pilota mai domo, in un team che lo ha sempre amato.
Carlo Galati