Sofia Goggia, normalmente speciale

È probabilmente l’antidiva per eccellenza, Sofia Goggia. Una ragazza legate a valori antichi, figli della sua terra, compie 32 anni. Un’età che per molti potrebbe segnare l’inizio di una riflessione, ma non per lei, che ha sempre vissuto guardando avanti, sfidando se stessa e il tempo, come quando si lancia a oltre cento chilometri orari giù per una discesa.

Sofia è un simbolo di resilienza, di sacrificio, di quella tenacia che nasce tra le montagne e che non conosce pause. Bergamasca fino al midollo, è cresciuta con un sogno: diventare la più forte, nonostante gli ostacoli, le cadute, gli infortuni che le hanno segnato il corpo ma mai piegato lo spirito.

La sua carriera è una storia fatta di alti e bassi, come una pista nera affrontata senza mai toccare i freni. Ha vinto un oro olimpico a Pyeongchang nel 2018, cristalli della Coppa del Mondo, e ha scritto pagine che resteranno nella storia dello sci. Ma la vera forza di Sofia non sta solo nei trofei. È nella sua capacità di rialzarsi, ogni volta più forte, ogni volta più consapevole.

Chi la conosce lo sa: Sofia è una combattente, ma è anche una persona vera, sincera, mai costruita. Non ha paura di mostrarsi vulnerabile, di ammettere che il successo si conquista con fatica e dolore, che dietro le medaglie ci sono lacrime e sacrifici. Irrorata da una fede incrollabile, tanto nei momenti bui – «se questo è il piano di Dio per me, non posso far altro che accoglierlo a braccia aperte» – quanto in quelli migliori: «mi ha guidato una luce particolare, qualcosa che ho vissuto interiormente». E forse è proprio questa autenticità che l’ha resa così amata, non solo tra i tifosi ma anche tra chi vede nello sport una metafora di vita.

A 32 anni, Goggia non sembra intenzionata a rallentare. Anzi, ogni discesa è una nuova sfida. Buon compleanno, Sofia, regina della velocità e dell’umiltà. In te rivediamo il meglio dello sport: passione, coraggio e quel pizzico di follia che trasforma un’atleta in una leggenda, ma soprattutto una persona che sa elevarsi nelle discese più ripide.

Carlo Galati

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