Il Palio di Pogacar

L’arcobaleno brilla su Piazza del Campo, e il popolo del ciclismo acclama ancora una volta Tadej Pogacar. Tre vittorie in quattro anni, numeri da dominatore. Lo sloveno non si limita a vincere, ma lascia il segno, scavando distacchi e spegnendo le speranze degli avversari con la naturalezza di chi sa di essere il più forte. Strade Bianche da record, media oraria da classica primaverile (40.704 km/h), e un copione che si ripete: Pogacar che saluta la compagnia e vola via.

Questa volta l’ultimo a mollare è Thomas Pidcock. Il duello inizia a 77 km dall’arrivo, sul Monte Sante Marie, e si trascina fino ai -18, quando il Colle Pinzuto scrive la sentenza: Pogacar se ne va, Pidcock si arrende. Nel mezzo, anche un brivido. Ai -52, un errore in discesa manda a terra il campione del mondo e coinvolge Connor Swift, l’unico altro capace di reggere l’urto di un Pogacar in giornata da fuoriclasse.

La UAE Team Emirates – XRG festeggia doppio: Tim Wellens pesca il jolly nel finale e si prende il podio, otto anni dopo la sua prima volta. Ma i riflettori sono tutti per Pogacar, che con la terza vittoria eguaglia Fabian Cancellara e si guadagna un cippo sullo sterrato. Un segno del destino, perché certi campioni non passano: restano.

Carlo Galati

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