Dalla Liguria al Ruanda: Finn trova la strada mondiale

Finn, nato a Genova nel 2006, metà inglese e metà ligure, non è nato in bici. Prima il calcio, poi il tennis. Poi un infortunio al ginocchio che lo costringe a guardarsi intorno. Si trova a pedalare, e scopre che l’aria che gli piace di più è quella delle salite. Scalatore puro, 1,81 per 63 chili, con il passo leggero e la fatica scritta addosso in maniera naturale. Negli juniores ha vinto tanto: il titolo italiano in linea e a cronometro, il Mondiale di Zurigo. Ora il salto negli Under 23, con la Red Bull-Bora-Hansgrohe Rookies, squadra laboratorio che prepara i giovani alle grandi corse a tappe.

A Kigali il copione sembrava scritto per altri. Il Belgio controllava la gara, lo svizzero Huber provava a staccarlo, l’austriaco Schrettl teneva botta. Ma quando la strada è salita ancora, Finn ha fatto quello che fanno i corridori veri: ha deciso. Uno scatto secco, preciso, senza esitazioni. Ha guadagnato metri, poi secondi, poi l’applauso di una folla che non smetteva di battere le mani. È arrivato solo, con le braccia al cielo. Oro, podio, lacrime. Un titolo che è anche un record: il più giovane di sempre a vincere un Mondiale Under 23 su strada, 18 anni e 281 giorni. Prima di lui, la doppietta junior-U23 era riuscita a Mohoric. Adesso anche a Finn.

“È qualcosa di irreale – ha detto al traguardo –. Negli ultimi cinquecento metri sembrava di volare, la gente mi spingeva con il rumore. Senza i miei compagni non avrei fatto nulla, allo sprint non avrei vinto. Ma oggi avevo gambe e coraggio”.

L’Italia porta a casa anche il bronzo di Federica Venturelli nella crono U23. Ma il giorno, il titolo, la storia, sono di Lorenzo Finn. Kigali lo ricorderà, l’Italia pure. Perché a diciott’anni, quando i sogni di solito hanno bisogno di tempo, lui ha già trovato il suo vestito: la maglia arcobaleno.

Carlo Galati

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