Norris, il Mondiale della resistenza

Ci sono mondiali che si vincono come un assolo, altri che assomigliano più a una raccolta di stonature altrui. Quello di Lando Norris appartiene alla seconda specie: un titolo arrivato alla fine di una stagione che pareva scritta da più mani, spesso tremolanti, e che solo a Singapore ha trovato una calligrafia decente. Norris, ragazzo di talento e di lune mutevoli, non è mai stato il più feroce del gruppo, e nemmeno il più continuo, ma quando davanti e dietro inciampano, basta restare in piedi. E lui, quasi per sorpresa, ci è riuscito.

Per tre quarti di campionato è sembrato che il merito stesse altrove: nella McLaren dominante, nei cali degli altri, in una gestione di squadra contorta. Piastri, fino a Baku, era l’uomo vero da battere in arancione: rapido, concreto, tranquillo come chi sa dove vuole andare. Poi il buio, e Norris che infila punti nelle tasche come sassolini che tornano utili sul sentiero. Da Singapore in avanti ha cambiato pelle con la costanza di chi sa di non sprecare.

Gli episodi compongono una trama più chiara dei proclami: a Suzuka niente ordine di scuderia quando Piastri, con gomme migliori, poteva passare. A Monza l’australiano gli restituisce posizione dopo un pit lento, con Verstappen che commenta: “Io non lo avrei mai fatto”. Due punti di cortesia che diventano due punti di titolo. .

Norris resta un pilota atipico: veloce senza essere magnetico, innamorato di Valentino Rossi al punto da metterlo sul casco. Fuori dalla pista è un moderno catalogo di padel, golf e hamburger post-gara. Dentro, invece, ha ancora qualcosa di incompiuto: una velocità che ogni tanto inciampa nella sua stessa timidezza.

E tuttavia, mentre Leclerc continua a sognare un’auto vera e Verstappen mastica la sconfitta come uno a cui hanno tolto il volante di mano, Norris si ritrova in cima a un mondiale che non ha dominato, ma che ha avuto il merito di non perdere. Un titolo quasi trovato più che conquistato, ma anche questo fa parte del racconto: a volte il campione non è il più brillante, è solo quello che rimane quando gli altri si spengono. Fino a conquistare il mondo.

Carlo Galati

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