Iga III, regina del Roland Garros

Alza le braccia verso il cielo di Parigi Iga e si gode la terza vittoria sulla terra parigina. Regina Iga, una campionessa che ha trovato il suo regno, un torneo che ha conquistato ancora una volta, battendo tutte le avversarie, trasmettendo, durante tutte le due settimane, una sensazione di superiorità piuttosto netta, che però ha trovato nella sua espressione finale il momento in cui questa superiorità sembrava potesse essere messa in discussione da una giocatrice, Karolina Muchova, che ha ridato speranza a chi ama un certo tipo di tennis, quel tennis fatto di ricami, di slice, di soluzioni stilisticamente entusiasmanti. 

Certo, dopo un’ora di partita e sul punteggio di 6-2, 3-0 sembrava che per portare a casa la terza coppa Suzanne Lenglen, per la polacca, ci volesse veramente poco. Errore. Perché la combattiva ceca ha ritrovato quella stessa verve che, anche nella semifinale con Sabalenka, ha fatto la differenza tra chi pensava di aver già vinto e chi lo ha fatto davvero. Questa volta però non è stato così. Perché nonostante la rimonta, nonostante la fase di calo, Swiatek è riuscita a ritrovare quello che le mancava per scrivere di nuovo il suo nome su quella terra rossa che l’ha resa quasi invincibile.

Rapisce con il suo sorriso Iga, illumina il già radioso “Chatrier” illuminato com’è stato in questi giorni dai raggi di un sole, quello parigino, che con la sua luce ha elegantemente accompagnato la polacca verso il successo; la luce di una campionessa che ha conquistato con coraggio, forza e determinazione l’obiettivo preposto, mettendo il punto esclamativo sulla parola vittoria. 

Carlo Galati

Roland Garros: Swiatek-Muchova per l’atto finale

Doveva essere una grande giornata di tennis, una di quelle che avremmo ricordato in mezzo a tante e tante altre, divisi tra la tv e il campo, tra un divano ed una tribuna. Invece non è andata propriamente così: abbiamo visto il punto più bello dell’anno da parte di Alcaraz su Djokovic e poi poco più. Causa crampi, causa superiorità serba…insomma una serie di fattori, incidenti e non poco. Ci si aspettava di più. Come ci si aspettava di più dall’altra semifinale, racconto meraviglioso di un percorso, quello di Zverev, interrotto bruscamente e ripreso quest’anno sugli stessi campi ma terminato in soli 7 game in tre set da Ruud, che approda nuovamente in finale un anno dopo Nadal; probabilmente il finale sarà lo stesso.

Oggi invece il menù del giorno propone una finale di sicura maggiore incertezza rispetto a quella maschile: da una parte la regina del torneo, campionessa in carica alla ricerca del terzo titolo, dall’altra la giocatrice, Muchova, che maggiormente ha rapito i cuori degli appassionati con un gioco antitetico rispetto a quello di molte colleghe e colleghi basato sulla fantasia e sull’estro, sulle variazioni e sul cambio di ritmo. Non che Swiatek sia da meno, ma da lei ci si aspetta di tutto, dalla giocatrice ceca in pochi avrebbero puntato un centesimo che arrivasse dove è arrivata. Di sicuro lei sì; altrimenti non si spiega come sia riuscita a risalire dal 2-5 e match point per Sabalenka nel terzo set della semifinale.

Sarà una finale che non vediamo l’ora di vedere e che ci appassiona come da tempo non succedeva per un match di finale femminile. Sia per quello che abbiamo visto, sia per i significati che questa partita ha nel proprio io. Un match interessante che non vediamo l’ora di vedere, un confronto di stili e di giocatrici così diverse ma così uguali nel divertire, divertendosi. Swiatek non ha mai incontrato un ostacolo così durante questo torneo, Muchova ha battuto l’altra finalista designata con un recupero prodigioso ed è pronta a sorprendere di nuovo. Non resta che goderne.

Carlo Galati

Alcaraz-Djokovic per la finale, Zverev per riprendere il cammino

Avevamo previsto, che in finale insieme Swiatek , arrivasse anche Sabalenka. Così non è stato e giù di critiche. Ci stanno. Però Aryna, anche tu: 5-2 e 30-40 cosa ti è saltato in mente…!? Il bello (o brutto) del tennis è anche questo. Comunque, guardiamo avanti, ed è un bel vedere. Forse le migliori semifinali maschili possibili, ognuna di queste partite con un significato dietro da poterci scrivere pagine e pagine: tranquilli, non lo faremo. Cercando di fare esercizio di sintesi, senza annoiare nessuno, come sempre in queste settimane, veniamo a noi.

Alcaraz-Djokovic: ecco qui il match che tutti stavano (stavamo) aspettando, fin da quando è iniziato il torneo. Era la semifinale che ci si aspettava, è la semifinale migliore che potesse esserci da quel lato di tabellone. Un solo precedente tra i due, a Madrid lo scorso anno, partita vinta dallo spagnolo dopo tre set combattuti. Sulla terra di Parigi il nuovo confronto, non crediamo di una lunga serie, perché la differenza di età gioca contro il fatto che possa avvenire con così tanta frequenza, quindi bisogna godere di questa partita come lo si fa guardando qualcosa di raro e prezioso, uno spettacolo che non avrà molte repliche. Crediamo che chi vinca questa partita possa arrivare in finale favorito per il titolo. Il primo di Carlos nel regno di Rafa per restare numero 1, il 23esimo di Nole per diventare in numero 1, non solo in classifica. Favorito Alcaraz ma Djokovic è uno che a Parigi ha scritto la (sua) storia.

Zverev-Ruud: non più tardi di un anno fa, una parte della vita tennistica di Zverev veniva affossata dalla terra dello Chatrier, inghiottita in un buco nero nel quale la sua caviglia ha trovato dolore, sofferenza e delusione. Giocava con Nadal. Avrebbe potuto vincerla quella partita, conquistando la finale del Roland Garros. Un lungo sentiero quello attraversato da Sasha, per tornare lì dove tutto si era interrotto, bruscamente, 365 giorni fa. Dall’altra parte della rete c’è, Casper Ruud, ovvero quello che avrebbe potuto incontrare proprio in quella finale. Ad immaginarlo non ci si crede, figurarsi viverlo. Il norvegese è favorito ma, le vie del tennis sono infinite.

Carlo Galati

Swiatek-Sabalenka, verso lo sprint finale

Ci siamo. All’orizzonte si staglia nitido il triangolino rosso dell’ultimo chilometro, quello decisivo. È un passaggio obbligato, è quella situazione di stallo apprente che precede l’ultimo scatto, l’ultima fatica. Se volessimo continuare, utilizzando come paragone il ciclismo, potremmo dire che la volata finale del Roland Garros femminile, edizione 2023, è come quella di un gruppo a 4, con due super favorite che si giocheranno il tutto, appunto, in quell’ultimo chilometro.

È ovvio, bisogna arrivarci, ma la sensazione (e forse qualcosa in più) è che quella di oggi sia una giornata interlocutoria che precede il grande giorno. In tutta franchezza non vediamo come Iga Swiatek e Aryna Sabalenka non possano non giocare la finale del torneo. È vero, lo sport, soprattutto il tennis, sa essere imprevedibile per definizione, assurdo in alcuni momenti ma si parte da dati oggettivi, da concreti dati di fatto. La concretezza in questo caso sta proprio nei risultati finora ottenuti. Quasi nessuna difficoltà per entrambe nell’ arrivare fino alle semifinali, oggettivamente non ne vediamo di altre.

E non ce ne vogliano Karolina Muchova e la brasiliana Beatriz Haddad Maia, a cui va tutto il nostro sincero apprezzamento per il torneo giocato finora, ma una finale diversa da Swiatek-Sabalenka sarebbe una sorpresa forse troppo grande e non renderebbe merito alle due giocatrici più forti del circuito in questo momento. Ma le partite vanno prima giocate e vinte: a Swiatek e Sabalenka l’onere di staccare il gruppo e giocarsi all’ultimo chilometro lo sprint verso il traguardo finale.

Carlo Galati

Ruud-Rune, fuori i secondi. Swiatek quasi senza ostacoli

Ieri vi abbiamo detto che la partita tra Alcaraz e Tsitsipas sarebbe stato un match da vedere, avvisandovi però che probabilmente l’angolo del greco sarebbe stato decisivo. Per Alcaraz. È andata più o meno così, nel senso che nessuno in quella sterminata prateria, ha trovato una soluzione che fosse una, se non alla fine del terzo set, per arginare lo strapotere spagnolo. Strapotere. Ecco perché quasi abbiamo timore a scegliere quale delle due semi maschili consigliarvi. Per quanto riguarda il tabellone femminile, situazione più semplice. Ne riparleremo. Detto questo, come sempre, veniamo a noi:

Rune-Ruud ci sembrerebbe una buona partita sulla carta. I colleghi, quelli con più medaglie sulla giacca di noi, lo chiamano “derby scandinavo” o Ru-Ru: roba da rabbrividire. In campo di sicuro andrà diversamente. Due giocatori diversi come atteggiamento in campo, postura, ma anche classe. Il danesino ha fatto incavolare parecchie persone per quella storia del doppio rimbalzo. Quasi pleonastico pensare che al primo accenno di polemica il non propriamente conciliante, pubblico francese, non lo sommerga di fischi. Ruud ha dalla sua di sicuro maggiore esperienza: basterà?

Swiatek-Gauff, sarà la prima partita della polacca in cui non ci si domanderà soltanto quanti game lascerà alla sua avversaria; probabilmente l’americana Cori sarà il suo primo vero ostacolo. Non insormontabile. Non crediamo neanche possa dare alla campionessa in carica particolare disagio o fastidio tennistico, però l’americana è l’unica, insieme a Sabalenka, che può provare a fare qualcosa, a condizione di tenere bassa la percentuale di gratuiti. Impresa difficile ma che incuriosisce.

Carlo Galati

Roland Garros, i match del giorno: Alcaraz alla prova Tsitsipas, Svitolina per il suo popolo

Vi avevamo promesso un cambio di passo e, siccome siamo di parola, eccoci qui non più a scrivere di cinque match giornalieri da consigliare ma, per fortuna nostra ma soprattutto vostra, una sorta di preview dei due match del giorno, che per nessuna ragione al mondo potete perdervi, anche a costo di dover rinunciare a quell’assemblea condominiale così importante… (tratto da una storia vera). Non per voler essere paladini dell’uguaglianza ma per oggettivo interesse non possiamo non rivolgere lo sguardo, l’attenzione e le nostre parole a un match del tabellone maschile e uno del tabellone femminile (la Murgia sarebbe così orgogliosa di noi…o forse no?!); dunque, veniamo a noi:

Alcaraz-Tsitsipas: il mitico ragionier Ugo Fantozzi, probabilmente in chiave tennistica, si piazzerebbe davanti alla tv con la proverbiale frittatona di cipolle, familiare di perone gelata, tifo indiavolato e…poi sia quel che sia. I puristi ci direbbero che è un match già chiuso: in effetti, se considerati i precedenti, il 4-0 in favore dello spagnolo in tal senso è abbastanza eloquente e presuppone un match a senso unico. La differenza la farà di sicuro la diagonale di sinistra e l’angolo dei due giocatori. In favore dello spagnolo c’è di sicuro la presenza di papà Apostolos e mamma Julia. I genitori di Tsitsipas.

Svitolina-Sabalenka: anche qui, come sopra. E’ un match da gustare anche se giocato in orari diversi rispetto al match serale dei maschietti. Alina, sta facendo sognare i tanti che in lei rivedono una giocatrice che sembrava potesse non tornare più a determinati livelli per i tanti motivi che conosciamo. Aryna invece, è forse l’unica giocatrice titolata a battere la campionessa in carica. La ragazza ucraina dopo aver battute due giocatrici russe, vuole continuare il filotto di vittorie, anche in una chiave di lettura non propriamente tennistica. Ci saranno fischi o applausi a fine partita? Di sicuro sarà interessante capire come ci si arriva a quella fine. Match dalle mille letture.

Carlo Galati

Roland Garros, day 9: i match da seguire

Abbiamo ammainato il vessillo tricolore, lasciando ogni speranza a chi è entrato negli ottavi del torneo e senza nessuno a rappresentarci nei quarti. C’est la vie, e soprattutto c’est le tennis, quello italiano nello specifico, che ha dato il massimo di quello che poteva. Questa è la solfa, questo il livello momentaneo. Nessun dramma, ma neanche eccessive giustificazioni; si può e si deve fare di più. Detto questo la nostra rubrica con l’appropinquarsi dei match decisivi inizia a perdere il proprio senso originario e si orienterà verso altri lidi, d’altronde non fanno altro che ripeterci che dobbiamo uscire dalla nostra confort zone: lo faremo. Ma ancora per oggi, veniamo a noi:

Rune-Cerundolo: partita molto interessante tra chi sembra ingiocabile, quando alza il livello tecnico e agonistico, ed un giocatore, l’argentino, che invece zitto zitto sta inanellando risultati sempre più importanti, a suon di vincenti. Il pronostico è tutto per Rune ma Cerundolo non è un semplice sparring.

Dimitrov-Zverev: bella, anzi bellissima. Almeno sulla carta. A Dimitrov chiedevamo qualche giorno fa di dimenticarsi ciò che è stato e riconquistarsi una chance per tornare ad essere protagonista, il tedesco invece ha un conto apertissimo ed è sempre alla caccia del suo primo Slam e come Indiana Jones è alla ricerca del Santo Graal. Ma di sicuro questa non sarà la sua ultima crociata.

Pera-Jabeur: la giocatrice americana è una delle protagoniste del torneo, una di quelle più in forma che, nel tennis femminile di adesso, può trovare il filone giusto. D’altronde è stata campionessa Slam Emma Raducanu, giocando in finale con Leylah Fernandez, se fossimo in Bernarda ci faremmo un pensiero. Il problema è che Jabeur di sicuro non sarà d’accordo. Bel match.

Swiatek-Tsurenko: la domanda è sempre la solita quando Iga scende in campo a Parigi, soprattutto nelle sue ultime uscite: quanti game concederà alla sua avversaria? Noi crediamo pochi anche stavolta ma come detto qualche giorno fa e rischiando volontariamente di essere ripetitivi, anche nel suo dominio totale, Iga resta sempre un’ottima scelta.

Carlo Galati

Verstappen domina anche in Spagna

epa10672645 Winner Dutch Formula One driver Max Verstappen (R) of Red Bull Racing celebrates with second-placed British driver Lewis Hamilton of Mercedes on the podium after the Formula 1 Grand Prix of Spain 2023 at the Circuit de Barcelona-Catalunya, in Barcelona, Spain, 04 June 2023. EPA/Siu Wu

Max Verstappen ha vinto il Gp di Spagna, settima prova del Mondiale di Formula.

E’ il quinto successo stagionale dell’olandese della Red Bull, che ha preceduto le Mercedes di Lewis Hamilton e George Russell. Quinto posto per la Ferrari di Carlos Sainz, alle spalle di Sergio Perez, quarto. Charles Leclerc, partito dalla pit lane, ha chiuso undicesimo. Il sesto e il settimo posto sono stati conquistati dalle Aston Martin di Lance Stroll e Fernando Alonso. A punti sono andati anche Esteban Ocon (Alpine), Guanyu Zhou sull’Alfa Romeo, e Pierre Gasly (Alpine), che ha resistito nel finale all’attacco del ferrarista Leclerc.

“Guidare questa macchina è un grande piacere, l’ho dimostrato di nuovo oggi. Una vittoria qui è davvero incredibile. Abbiamo avuto un weekend eccellente, è quello che voglio vedere da parte mia e del team e speriamo di continuare durante l’anno”. Così l’olandese Max Verstappen ha commentato a caldo il successo nella gara in Spagna. “Ci sono state diverse strategie con le gomme in pista, ma credo che la nostra fosse quella giusta – ha proseguito il leader del mondiale, alla 40/a vittoria in Formula 1, la quinta su sette gare della stagione -. In partenza avevo la mescola più dura e sapevo che in staccata poteva essere difficile nel duello con Sainz. Andare un po’ al limite in curva 1 è sempre piuttosto rischioso, ma per fortuna non è successo nulla”.

Roland Garros, day 8: i match da seguire

Iniziano gli ottavi e con essi ci rendiamo contro più facilmente a che punto sia arrivato il torneo. Tenere la contabilità dei turni precedenti è esercizio complesso, come quando parliamo con genitori che si affidano alla contabilità dei mesi per dire l’età dei figli. Ecco, più o meno noi siamo a quel livello. Le partite degli ottavi di solito sono le più belle, quelle che fanno da spartiacque tra match interlocutori, a meno di sorprese, e incontri che invece sono il preludio a cose più grandi. Detto questo, veniamo a noi:

Khachanov-Sonego: inaugura la giornata, primo punto alle ore 11. Che dire? Non è una partita impossibile per Lorenzo, che però paga lo scotto di un turno precedente piuttosto impegnativo, a differenza del russo che invece di set nel turno precedente, ne ha giocato uno in meno. È un match aperto che probabilmente preannuncia nuova maratona.

Djokovic-Varillas: al netto di magneti attaccati al petto, scleri estemporanei sul campo (a proposito, pubblico francese on fire), momenti di tennis non esaltanti, il serbo resta comunque il favorito del torneo o uno dei pochissimi. Dall’altra parte della rete Juan Pablo Varillas, from Lima, Perù…e per questo ha la nostra simpatia.

Alcaraz-Musetti: ci limiteremo a dire che è di gran lunga il match più interessante tra tutti quelli visti finora e che il carrarino è uno dei pochi tennisti ad alto livello ad avere uno score positivo con Carlitos. Certo, è solo uno il precedente ma piuttosto importante. Alcaraz visto finora è stato ingiocabile, ma è pur vero che non ha incontrato ancora uno che giochi bene come Musetti. Favorito lo spagnolo ma…

Svitolina-Kasatkina: di nuovo una tennista russa per la signora Monfils che evidentemente sta tornando a livelli molto alti forse spinta da una motivazione più grande. Kasatkina però non ha mai giocato così bene. Ci stupiremmo di una stretta di mano a fine match.

Stephens-Sabalenka: due campionesse Slam, anche se in fasi storiche totalmente diverse. L’americana ha vinto e ha dimenticato cosa significhi, Sabalenka è fresca di titoli e ha ben in mente come fare a farlo ancora. Bielorussa nettamente favorita.

Carlo Galati

L’importanza di chiamarsi Lorenzo

Come fai a non innamorarti di due così? Come fai a non voler fermare alcuni momenti per avere la possibilità di goderne per tanto e tanto e tanto altro tempo ancora? Domande retoriche a cui daremmo una risposta scontata, sì, e che ci fa toccare il cielo con un dito o se volete, con una racchetta. Lorenzo Sonego prima, Lorenzo Musetti poi, hanno dato luce ad un pomeriggio già radiosamente illuminato dal sole di Parigi. E non chiamatele imprese, sono qualcosa di più.

L’impresa, tale per definizione, estemporanea nella sua caducità, è figlia di un momento specifico, se volete anche di una congiuntura astrale che fa sì che tutto vada per il verso giusto. I match vinti dai due Lorenzo non hanno queste caratteristiche. Piuttosto hanno il talento purissimo di un giocatore che non abbiamo mai avuto e la tenacia che mai ha albergato nei cuori e nelle menti dei portabandiera azzurri. Un mix perfetto e letale che formerebbe il giocatore perfetto. Noi li abbiamo così e ce li godiamo.

Quello che sarà domani è già un banco di prova importante: si chiama Alcaraz per Musetti e Khachanov per Sonego, due match che sono sì difficili ma nulla è impossibile; d’altronde siamo agli ottavi di finale del Roland Garros, ci sarà un motivo. Importante sarà affrontare questi match dimenticando ciò che è stato, per concentrarsi su ciò che potrebbe essere, lasciando aperta la porta dei sogni, fatti di classe, tenacia e tanta terra rossa.

Carlo Galati