
Un tardo pomeriggio romano, uno di quelli che regalano luci, colori e racconti di una primavera che forse è arrivata troppo tardi ma che è già esplosa in tutto il suo vigore, con buona pace di chi ne soffre gli effetti collaterali. In buona sostanza le condizioni ideali per un torneo da giocare sulla terra, nulla di più e nulla di meno del terreno ideale di chi cerca in questa superficie l’assioma che lega terra rossa alla battaglia pseudo cruenta, colorata com’è da quel rosso che resta addosso. Il contesto aiuta, purché non si superi quel limite che rappresenta il confine netto tra il tifo e la maleducazione. Quel limite è stato superato.
E’ successo durante tutto il match tra Korda e uno degli idoli di casa, Flavio Cobolli, il più romano tra gli italiani, con tutto ciò che ne consegue. Che cosa? Di sicuro il giovane tennista di casa è il riferimento di giovani non educandi, e probabilmente non educati, che ha affollato le tribune della Grand Stand Arena. In campo vanno dei professionisti dello sport, sulle tribune in questo caso una piccola parte di disturbatori professionisti. Obiettivo? L’avversario di Cobolli, Korda. Insultato, disturbato, deriso, per quasi l’intera totalità del match da piccoli uomini che vorrebbero così dimostrare di essere maturi. Senza riuscirci. A vincere infatti è l’americano che dopo la vittoria, concede loro una dedica amorevole. Urlano, si agitano al limite della rissa. E’ solo teatro, di bassissimo livello che avremmo voluto evitare di vedere, da parte di persone che col tennis non hanno nulla a che fare e che starebbero meglio in altri contesti, forse più calcistici.
E sarebbe bene anche ricordarlo al giovane Flavio, ancora in tempo dal riprendersi da questa sua deriva calcistica nel modo di stare in campo, nel modo di festeggiare, vincere o perdere. Un tennista è ben altro, così come i suoi tifosi. E’ giusto ricordarlo per evitare che si ripetano. Certe cose vanno bloccate sul nascere perché questi episodi di violenza (verbale) non si ripetano in un contesto come quello romano che sa regalare al tennis ben altro. E’ tempo di maturare.
Carlo Galati (@thecharlesgram)








