Ghedina & Jacobs, la memoria dimenticata

La memoria, nello sport, non è un esercizio sentimentale. Non serve a dire “com’era bello prima”, ma a capire perché certe cose sono accadute e perché contano ancora. Quando viene meno, quando si sfilaccia, lascia una sensazione di smarrimento. È quello che, in modi diversi, sta succedendo a Marcel Jacobs e a Kristian Ghedina, due storie lontane nel tempo ma improvvisamente vicine nel significato.
Jacobs è stato il volto inatteso e luminoso di un’Olimpiade silenziosa. A Tokyo ha corso più veloce di chiunque altro, due ori che hanno riscritto l’atletica italiana e forse anche il suo immaginario. Un uomo diventato simbolo in pochi secondi che oggi racconta di sentirsi distante, svuotato, di aver perso quella scintilla che lo aveva portato in cima. Chi dice che ha torto e chi replica con i comunicati dimentica un punto essenziale: un campione così non si giudica a caldo, si ascolta. La memoria passa anche da qui, dal rispetto del presente di chi ha fatto grande il passato.

Ghedina appartiene a un’altra epoca, ma non a un altro mondo. Le sue discese erano sfide aperte alla montagna, senza calcolo e senza paracadute: tre titoli mondiali, tredici vittorie in Coppa del Mondo, un modo di sciare che ha lasciato traccia e carattere. Eppure, avvicinandosi Milano Cortina, lui che è cortinese, scopre di essere rimasto fuori dal racconto. Nessuna chiamata, nessun ruolo simbolico. Tedoforo sì, ma per iscrizione online, come chiunque altro. Una dimenticanza che pesa più di tante parole.
Non è una questione di nomi, ma di metodo; lo sport vive di simboli, e i simboli vanno riconosciuti, accompagnati, custoditi, altrimenti restano solo gli eventi, il viaggio della fiamma trasformato in spettacolo itinerante, il rumore che copre il senso.
Jacobs e Ghedina non chiedono celebrazioni, chiedono memoria, che è rispetto, continuità, riconoscenza. Senza questi, lo sport rischia di diventare solo merce veloce, buona per qualche clic, anche quando parla di persone, anche quando racconta la storia.

Carlo Galati