Vacherot, il principe sconosciuto di Monaco

Non saranno in molti, fino a ieri, ad aver mai sentito parlare di Valentin Vacherot. Eppure da Shanghai, il suo nome ha attraversato il mondo del tennis come un sussurro diventato grido. Ventisei anni, numero 204 del ranking, monegasco di nascita, e non per interesse, cugino di un’altra grande novità asiatica, Arthur Rinderknech, Vacherot ha scritto una piccola favola moderna nello sfarzo artificiale di Shanghai, dove l’erba non cresce ma le sorprese sì.

Ha battuto Holger Rune, ventidue anni e talento ribollente, con il punteggio di 2-6, 7-6, 6-4, rimontando da un primo set in cui sembrava solo un ospite gentile, venuto a farsi battere. Poi qualcosa è cambiato: un lampo, un diritto, un coraggio nuovo. Ha tenuto duro nel tie-break del secondo set e nel terzo ha messo in fila emozione e istinto, fino al pianto finale. Non di dolore, ma di incredulità.

Per la prima volta un tennista monegasco raggiunge la semifinale di un Masters 1000. Prima di arrivare a Shanghai, Vacherot aveva vinto un solo match nel circuito maggiore nel 2025, stagione storta e piena di infortuni. Qui, invece, ha infilato Bublik, Machac e Griekspoor come perline di un rosario laico, fatto di sudore e pazienza. E alla fine Rune, che gioca come se dovesse sempre dimostrare qualcosa, ma stavolta si è trovato davanti qualcuno che non aveva nulla da perdere.

Il cugino Rinderknech lo guardava dagli spalti, con un sorriso che diceva “ce l’hai fatta tu, magari domani tocca a me”. In semifinale Valentin troverà Novak Djokovic, dieci volte semifinalista e quattro volte campione a Shanghai. Due mondi che si toccano: da una parte la leggenda, dall’altra il ragazzo che fino a ieri giocava nei Challenger di Pau e Orleans.

Vacherot è il secondo giocatore con il ranking più basso di sempre a raggiungere la semifinale di un Masters 1000, dopo l’americano Woodruff nel 1999. Ma le statistiche, in giornate come questa, contano poco. Oggi il tennis ha ritrovato una storia semplice: un ragazzo che nessuno aspettava e che invece, per un giorno, ha fatto sognare un principato intero.

Carlo Galati