WTA per Peng Shuai, il coraggio del no alla Cina

La notizia ci ha sorpreso, inutile nasconderlo. Se ne era parlato, ma la questione sembrava prendesse una direzione più simile ad una velata minaccia, tuttalpiù irrealizzabile, che ad una vera e propria decisione, soprattutto se così netta. Adesso infatti è ufficiale. La Women’s Tennis Association (Wta) ha annunciato la “sospensione immediata di tutti i tornei in Cina e Hong Kong” per via della condizione ancora non chiara della tennista Peng Shuai. Lo ha annunciato il presidente Steve Simon, affermando di “nutrire seri dubbi” sul fatto che l’atleta “sia libera, al sicuro e non soggetta a censura e intimidazione”. “In tutta coscienza, non vedo como posso chiedere alle nostre atlete di gareggiare lì”, ha spiegato Simon. Questo vorrebbe dire rinunciare a nove tornei, comprese le WTA Finals assegnate a Shenzhen per dieci anni, che nel 2019 hanno distribuito complessivamente 30,4 milioni di dollari. Non propriamente un qualcosa a cui rinunciare a cuor leggero.

Una decisione che va in direzione opposta, ma finalmente concreta, rispetto ad alcuni inaccettabili compromessi a cui lo sport è costretto a sottostare per motivi di mera sopravvivenza. Soldi, tanti soldi che sono necessari per tenere il motore acceso di una macchina che tanto consuma, tanto pretende. Fino a che punto? Ed è proprio nel giorno in cui il governo del Qatar permette ai gay di assistere ai prossimi mondiali di calcio, fatta salva l’impossibilità di pubbliche effusioni, che la WTA lancia un segnale chiaro: c’è un limite a tutto, anche ai soldi. Forse è una vittoria di Pirro, forse già tra qualche ora i soliti soloni del web ci tacceranno di essere mainstream, di non comprendere l’importanza della pecunia che non olet. Apparteniamo a questo mondo, ci viviamo dentro con tutte le scarpe, e lo sappiamo ma riteniamo che alla base di tutto, da ultimi tra gli inguaribili romantici, ci debbano essere valori umani e di conseguenza sportiva che debbano essere assoluti, verso i quali non ci si debba compromettere. A costo di rinunciare a soldi, tanti soldi, perché la libertà delle tante ed invisibili Peng Shuai deve rappresentare la pietra angolare su cui costruire le relazioni con soggetti ed enti, verso i quali, evidentemente, non è più possibile scendere a patti o accettare compromessi.

Carlo Galati

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