
Le sconfitte sono sconfitte.
Sinner non riesce a completare il quasi “cappotto” italiano agli Internazionali di Roma, singolare femminile, singolare maschile, doppio femminile, cedendo il passo a un Carlitos Alcaraz vicino alla perfezione del proprio tennis, senza amnesie e con un ritmo già rodato in chiave Parigi.
Una sconfitta che non toglie nulla allo straordinario torneo di Jannik, al suo rientro forte e tutt’altro che scontato dopo la squalifica, alla mentalità dimostrata sul campo, al primo set della Finale che avrebbe potuto far “girare” il match, con i due set point falliti dal nostro campione.
Adesso servirà capire come colmare la distanza che separa l’Italiano dallo spagnolo, più forte sulla terra rossa; perché sul “duro”, probabilmente, anche questa partita sarebbe andata diversamente.
Per battere Carlitos su questa superficie servirà intensità per tutto il match, percentuali altissime di prime palle al servizio e sbagliare meno di lui, insieme a una condizione fisica perfetta.
Ci saranno due settimane di tempo.
Poche? Sufficienti?
Vedremo.
E allora, resi gli onori al campione spagnolo, riflettori e corona d’alloro per le splendide azzurre del doppio, Jasmine Paolini e Sara Errani.
Sulla prima abbiamo detto tutto: centra la doppietta singolare/doppio al Foro Italico e si regala col sorriso una delle più belle settimane tennistiche della propria vita.
Sara Errani merita qualche secondo in più: bistrattata, criticata, considerata non all’altezza, si dimostra ancora una volta, a 38 anni, una professionista esemplare, conduce per mano Jasmine e insieme si regalano la seconda vittoria consecutiva nel doppio agli internazionali d’Italia.
Agli odiatori seriali, ai tennisti della domenica, ai polemisti in servizio permanente effettivo, resterà negli occhi l’immagine di questa piccola grande italiana, una delle più vincenti della storia con la racchetta in mano, pur con mezzi fisici limitati, soprattutto nell’era delle giocatrici super “fisicate”.
Questa edizione del torneo romano resterà quindi negli annali, pur senza la vittoria al maschile, per la dimostrazione di straordinaria competitività del movimento tennistico italiano.
Resterà il torneo di Jasmine, di Sara, di Jannik e di Lorenzo, al netto della vittoria di Alcaraz al maschile.
É stata la prova di maturità, a casa nostra, dopo le vittorie in giro per il mondo, la Coppa Davis, gli Slam, la Billie Jean King Cup, le Olimpiadi: non è un sogno, è una solida certezza.
Ci vedremo a Parigi, con il numero 1 del mondo al maschile e il 4 al femminile, oltre a una agguerrita pattuglia di giocatori e giocatrici ai vertici del tennis mondiale.
E scusate se è poco.