Wimbledon, day 8: Berrettini-Alcaraz su tutte

Carissimi tutti, siamo al giro di boa. Avremmo avuto bisogno della cara vecchia “never on Sunday”, per tirare un po’ il fiato ma tant’è, vuoi che le tradizioni sono tali fino a quando qualcuno non le interrompe, vuoi che c’è fame di tennis e qualche introitino per il torneo, in un attimo never è diventato always. Ed è stata una gran domenica, una di quelle che certifica che le semifinali, per un giocatore di cui non faremo il nome, ma che ha i capelli rossi ed è orginario di San Candido, sono più che un’ipotesi. Soprattutto per la caratura del giocatore che lo separa da quell’obiettivo. Avremo modo di parlarne. Nella seconda settimana rimescoliamo un po’ le carte; non vi daremo un numero di partite fisse da consigliarvi: vivaddio sono gli ottavi baby, sono partite di sicuro interesse. Ci focalizzeremo su alcune di queste, quindi, veniamo a noi:

Berrettini-Alcaraz: stupiti eh!? Anche andando oltre l’effetto sostenitore impertinente, il match è di quelli che vanno visti. Non ci sono scuse. In primis perché si presta a diverse chiavi di lettura, molte di queste a favore dell’ex finalista del torneo. Berrettini non ha nulla da perdere. Niente. Non è favorito, viene da un periodaccio in cui non riusciva a vincere neanche un 15, gioca con il giovane campione che tremare il mondo fa…insomma ci sono tutte le condizioni per giocare con la mente libera, con il braccio leggero. Matteo non può vincere questa partita. Come il calabrone che non può volare, solo che lui non lo sa e vola lo stesso. Chissà. 

Medvedev-Lehecka: abbiamo un debole tennistico per questo ragazzo ceco. Ne siamo consapevoli. Il match con Tommy Paul ci ha veramente molto ricordato le gesta di quell’altro tennista ceco, ritiratosi solo qualche anno fa, che di nome si chiama Thomas. Insomma, non propriamente il primo che passa. Detto questo se fossimo nelle condizioni di poter scegliere cosa guardare lo guarderemmo. 

Jabeur-Kvitova: è un ottavo di finale che potrebbe essere una semifinale. E’ l’incontro tra due giocatrici che hanno stili diversi, estrazioni tennistiche diverse ma ugualmente stanno facendo divertire chi le guarda giocare. 

Carlo Galati @thecharlesgram

L’ottava di Verstappen

Anche a Silverstone il vincitore è sempre lui, Max Verstappen.

L’olandese della Red Bull, a parte una manciata di giri inizali che hanno visto l’amico Lando Norris in testa dopo una partenza bruciante, domina anche in Gran Bretagna collezionando l’ottava vittoria in questa stagione (su 10 gp), la sesta consecutiva, allungando ulteriormente il suo vantaggio in classifica generale (con 255 punti) sul compagno di squadra Sergio Perez (che ne ha 156), oggi autore di una bella rimonta dopo essere partito dalla 15/a casella, ha chiuso al sesto posto. Fa festa Silverstone comunque, perché sul posio salgono due britannici, Lando Norris, secondo e l’inossidabile Lewis Hamilton: con lui avra’ festeggiato anche Brad Pitt, in questi giorni nel paddock al fianco del britannico per il progetto di un film sulla F1. A ridosso del podio l’altra McLaren, quella di Oscar Piastri seguito a ruota da George Russell, Perez, Fernando Alonso e un ottimo Alexander Albon. Male le Ferrari, in controtendenza rispetto all’ultimo gp e ai timidi progressi mostrati. Leclerc, che ieri diceva di puntare al secondo posto, non ha fatto meglio del nono, mentre Carlos Sainz ha chiuso in decima posizione. Dopo i segnali postivi in Austria e pure nelle libere di ieri, oggi la Ferrari non è mai stata realmente in lotta per il podio. “Nel primo stint non c’era tanto degrado, ma è mancato completamene il passo – ha spiegato Leclerc ai microfoni di Sky – Avevamo poca trazione in uscita dalle curve veloci e quindi perdevamo molto rispetto a chi ci precedeva. Siamo entrati prima del previsto per coprirci da Russell e poi siamo stati anche un po’ sfortunati con la Safety Car (entrata al 32/o giro per un problema alla Haas di Magnussen). Sono finito dietro Albon, ma eravamo tutti con il DRS aperto e non c’era modo di recuperare”. Si gode l’ennesimo successo max Verstappen, nonostante il brivido d’avvio: “Sono partito malissimo, dobbiamo analizzare il motivo – le parole di Verstappen a caldo – Le due McLaren erano particolarmente veloci e ci sono voluti un po’ di giri per superare Norris. Dopodiché sono riuscito a staccarmi un poco e poi le cose sono andate a posto. Sono contento, undici vittorie consecutive per il team sono qualcosa di incredibile ma non è stata una gara semplice e lineare quest’oggi. Ho dovuto spingere e Lando mi ha dato tanto filo da torcere, ma è stato molto corretto quando abbiamo battagliato”. Più che soddisfatto Lando Norris: “E’ stata una gara folle. Devo ringraziare il team. Hanno fatto un lavoro stratosferico. Nulla di tutto ciò sarebbe stato possibile senza il loro duro lavoro. Alla fine mi hanno messo le gomme dure e sono ancora perplesso di questa scelta, ma siamo comunque riusciti a tenere dietro Lewis il più possibile”. E sorride pure il team principal della McLaren Andrea Stella: “Sapevamo di avere apportato dei miglioramenti, ma non sapevamo fossero di questa dimensione: abbiamo stupito per primi noi stessi – dice – Ci godiamo questo momento, le donne e uomini in McLaren hanno attraversato un periodo duro, sono felice per loro”.

Wimbledon, day 7: i match da non perdere

Abbiamo ancora negli occhi la magnificenza di quello che è stato, siamo felici. Di quella felicità sincera che va oltre l’esclusivo aspetto sportivo ma che abbraccia il lato umano di un giocatore: Matteo Berrettini, è tornato ai suoi livelli. Ai livelli di un top player. Già perché non si batte un certo Zverev tre set a zero a Wimbledon se non si è quello che Matteo è, un gran giocatore. E lo ha urlato in faccia a mezzo mondo, quello, per intenderci, che lo riteneva finito. E invece ottavi di finale con Alcaraz. Adesso tocca all’altro azzurro, quello dal nome teutonico ma dal cuore italiano approdare a quella seconda settimana che tutti bramiamo per poter dire: siamo tornati, sono tornati. Prima di consigliarvi i match del giorno speriamo che ieri vi siate fidati su Lehecka-Paul. Scritto ciò, veniamo a noi:

Sinner-Galan: inutile nascondersi dietro un dito, l’opportunità è ghiotta, i quarti sono dietro l’angolo per Jannik. Galan, da onesto gregario della racchetta difficilmente avrebbe pensato ad inizio torneo di potersi giocare l’accesso ai quarti, sperando più in una versione dell’erba di Wimbledon più simile al rosso della terra. Ora Jannik, se mai dovessi leggerci, il concetto è semplice: gioca come sai e non avrai problemi.

Rublev-Bublik: è il match che regalerà maggiori spunti. Ce lo immaginiamo così: intenso, mai banale e spinto fino al punto di sperare in una maratona tennistica. Probabilmente il match del giorno. 

Hurcacz-Djokovic: il polacco è il primo giocatore a poter pensare di avere una chance di battere Djokovic. Capite bene che le possibilità sono le stesse dell’esser votati dal ministro della Cultura al premio Strega senza che abbia letto il vostro libro. Come dite? Quindi c’è speranza. Paradossalmente, c’è. 

Azarenka-Svitolina: una bella sfida tra due giocatrici che vogliono ancora essere protagoniste. Le motivazioni per andare avanti ci sono tutte, in primis perché non vogliono mollare la presa su presente e poi perché l’ucraina ha rinunciato ai biglietti per il concerto di Harry Styles. Volete mettere?

Swiatek-Bencic: Iga è la favorita del torneo? Lo vedremo (anche) in questo match. 

Carlo Galati @thecharlesgram

Abbiamo ancora negli occhi la magnificenza di quello che è stato, siamo felici. Di quella felicità sincera che va oltre l’esclusivo aspetto sportivo ma che abbraccia il lato umano di un giocatore: Matteo Berrettini, è tornato ai suoi livelli. Ai livelli di un top player. Già perché non si batte un certo Zverev tre set a zero a Wimbledon se non si è quello che Matteo è, un gran giocatore. E lo ha urlato in faccia a mezzo mondo, quello, per intenderci, che lo riteneva finito. E invece ottavi di finale con Alcaraz. Adesso tocca all’altro azzurro, quello dal nome teutonico ma dal cuore italiano approdare a quella seconda settimana che tutti bramiamo per poter dire: siamo tornati, sono tornati. Prima di consigliarvi i match del giorno speriamo che ieri vi siate fidati su Lehecka-Paul. Scritto ciò, veniamo a noi:

Sinner-Galan: inutile nascondersi dietro un dito, l’opportunità è ghiotta, i quarti sono dietro l’angolo per Jannik. Galan, da onesto gregario della racchetta difficilmente avrebbe pensato ad inizio torneo di potersi giocare l’accesso ai quarti, sperando più in una versione dell’erba di Wimbledon più simile al rosso della terra. Ora Jannik, se mai dovessi leggerci, il concetto è semplice: gioca come sai e non avrai problemi.

Rublev-Bublik: è il match che regalerà maggiori spunti. Ce lo immaginiamo così: intenso, mai banale e spinto fino al punto di sperare in una maratona tennistica. Probabilmente il match del giorno. 

Hurcacz-Djokovic: il polacco è il primo giocatore a poter pensare di avere una chance di battere Djokovic. Capite bene che le possibilità sono le stesse dell’esser votati dal ministro della Cultura al premio Strega senza che abbia letto il vostro libro. Come dite? Quindi c’è speranza. Paradossalmente, c’è. 

Azarenka-Svitolina: una bella sfida tra due giocatrici che vogliono ancora essere protagoniste. Le motivazioni per andare avanti ci sono tutte, in primis perché non vogliono mollare la presa su presente e poi perché l’ucraina ha rinunciato ai biglietti per il concerto di Harry Styles. Volete mettere?

Swiatek-Bencic: Iga è la favorita del torneo? Lo vedremo (anche) in questo match. 

Carlo Galati @thecharlesgram

Wimbledon day 6, i match da non perdere

Permetteteci in questo cappello introduttivo, di dedicare un pensiero a Matteo Berrettini, uno che ha dato tantissimo al tennis italiano e che per qualche addetto ai lavori/tifoso/appassionato era ormai alla stregua di un mister X qualunque, una sorta di miracolato che chissà per quale oscura ragione aveva raggiunto determinati traguardi, rovinato com’è da “altri pensieri” che, nel cervello dell’italiota medio, sono Melissa Satta e qualche pubblicità in tv. Dimentichiamo troppo spesso che sono professionisti, che sono uomini, che non devono niente a nessun se non a loro stessi e ai loro sacrifici. Una rondine non farà primavera ma speriamo almeno che qualche loro souvenir arrivi a poggiarsi sulla testa dei suddetti esperti. Scusandoci con voi lettori per il registro non propriamente goliardico e scanzonato a cui vi abbiamo abituato, torniamo a fare quello che abbiamo sempre fatto finora, consigliandovi i match di giornata. Dunque, veniamo a noi: 

Berrettini-Zverev: è stata una finale 1000, è stato un turno di RR al Master di fine anno. E’ partita vera tra due giocatori che su questa superficie sanno esprimere il loro massimo potenziale. Per Matteo ennesimo scoglio duro da superare ma, da non testa di serie, è quello che ci si doveva aspettare, è quello che serve per tornare in alto.

Tiafoe-Dimitrov: sono due giocatori talmente diversi che può venire fuori una partita a senza unico come un match, non vogliamo dire indimenticabile, ma di sicuro interesse. Noi propendiamo per quest’ultima soluzione.

Lehecka-Paul: ricordate il discorso del match da nerd che vi proponevamo nei primi primissimi turni? Ecco questo è uno di quelli. Ci vuole tanta passione per vedere il match tra il piccolo Berdych e il piccolo Roddick, ma se vi fidate date un’occhiata e non vi pentirete.

Tabellone femminile: nessun match di particolare interesse da segnalare. Segnaliamo giocatrici: Elena Rybakina e Petra Kvitova. Hanno impegni facili, ma guardarle giocare per quanto ci riguarda, è sempre un piacere per gli occhi e per lo spirito. 

Carlo Galati @thecharlesgram

Wimbledon, day 5: i match da non perdere

Possiamo dirlo: finalmente la normalità, finalmente un’INTERA giornata di tennis senza interruzioni, senza teloni, senza coperture. Insomma, le preghiere degli organizzatori sono state ascoltate e un po’ anche le nostre che non sapevamo più cosa consigliarvi: il rischio che avete corso è che dedicassimo qualche riga anche a Parks-Bogdan: non ve lo sareste meritato. E neanche noi. Adesso le situazioni si fanno più interessanti anche se ancora c’è chi vede il secondo turno e chi gli ottavi ma andrà tutto bene. Dunque, veniamo a noi:

Berrettini-De Minaur: è finalmente finito il derby azzurro durato più del dovuto. C’è chi dice di aver visto Mentana pensare ad uno speciale e chi mente. Adesso per Matteo c’è il piccolo diavoletto australiano. Non benissimo per entrambi ma l’azzurro non è testa di serie quindi nulla di nuovo. Match molto interessante che ci dirà se per Berrettini fu vera gloria.

Musetti-Hurkacz: partita potenzialmente da cinque set; in tutta onestà ci aspettiamo molto da questo match che è il primo vero banco di prova per entrambi. Hubi ha un gioco regolare, fatto di improvvise accelerazioni, Musetti è capace di illuminare il gioco come forse nessuno nel circuito. Divanata facile.

Wawrinka-Djokovic: un grande classico del tennis moderno, è stato un match da finale Slam (due ed entrambi vinti dallo svizzero) è stato e forse non sarà più. Di sicuro il buon vecchio Stan sta giocando un tennis al di sopra delle aspettative, forse anche delle proprie ma è pur sempre troppo ampio il gap tra i due giocatori. Probabilmente molto rumore per nulla, ma sono quelle classiche cose che sai anche come vanno a finire, ma vuoi comunque rivederle ancora una volta. Fosse anche l’ultima.

Kasatkina-Azarenka: da una parte una giocatrice che sta crescendo molto negli ultimi anni e sta dimostrando di valere la posizione che ha in classifica. Dall’altra parte Vika. Va bene così.

Swiatek-Martic: Iga sta giocando e vincendo in maniera fin troppo semplice e fin troppo a fari spenti. Non ha i galloni della favorita, una volta tanto e questa cosa le fa bene. Martic è una giocatrice che però può darle fastidio.

Carlo Galati @thecharlesgram

Wimbledon, day4: i match da non perdere

La situazione è questa: tre giorni fa vi abbiamo consigliato di seguire Berrettini-Sonego e siamo ancora qui a capire come finirà. Più fortunati siamo stati con Tsitsipas-Thiem, match finito al quinto set, dopo oltre due giorni di rinvii. Altri ancora devono essere giocati; bene ma non benissimo. A breve lavorare nell’organizzazione di Wimbledon verrà considerato come lavoro usurante o come quei classici mestieri che nessuno vuole più fare, ma tant’è, ad oggi è uno sporco lavoro e qualcuno…insomma ci siamo capiti. Ormai capire cosa ci aspetterà il domani è questione nebulosa che appartiene alla sfera del chissà che sarà di noi, lo scopriremo solo vivendo. Quindi, siccome sono tanti i match da recuperare e di questi vi abbiamo già parlato nei giorni scorsi, in attesa di tempi migliori, ne aggiungiamo solo tre in più, quindi, veniamo a noi:

Tiafoe-Stricker: abbiamo conosciuto il ragazzo svizzero a Milano, durante ultima edizione delle Next Gen, giocate in terra meneghina. Ha del talento, ancora grezzo, ma si farà. A fine torneo probabilmente entrerà tra i primi cento al mondo, viene delle qualificazioni ed è in striscia positiva da quattro partite. Tutto molto bello, se non ci fosse Tiafoe dall’altra parte della rete. Come sapete, se ci avete seguito finora, questo è il “match nerd”.

Murray-Tsitsipas: dopo aver battuto Thiem, il greco trova sulla sua strada un altro che con gli Slam ha una certa familiarità, con Wimbledon in particolar modo. Andy Murray ha costruito la sua fama, la sua carriera, sui prati dell’All England Club e venderà cara la pelle. Anche con la testa del femore bionica.

Cornet-Rybakina: scontro generazionale tra chi è stato e chi è e sarà. La campionessa in carica non ci è sembrata al massimo dello splendore nel match di primo turno con Rogers, eppure la sua classe, la sua gestualità e le sue movenze la rendono sempre piacevole da ammirare. Anche se non al massimo. Cornet non è l’ultima arrivata e potrebbe sfruttare qualche passaggio a vuoto della kazaka.


Carlo Galati

Wimbledon, day 3: i match da non perdere

Ci eravamo lasciati con un interrogativo: si giocherà domani? Who knows?! E, nel pieno della stagionalità inglese, che alterna giornate di pioggia ad altrettante di sole, il giorno due di Wimbledon è stato privilegio per pochissimi. Di sicuro per gli spettatori del “Centre Court”. Il resto ha visto poco o nulla, compreso un tiratissimo set tra Berrettini e Sonego, match che vi abbiamo suggerito ieri. Lo diciamo chiaramente, potremmo campare di rendita, non consigliarvi nulla di nuovo, visto che la maggior parte dei match deve ancora giocarsi, creando quella meravigliosa confusione che ti fa esclamare, “Cecchinato è ancora in gara a Wimbledon?!”. Peccato debba ancora disputare il primo turno (si scherza Check). Dicevamo, potremmo sopravvivere scrivendovi, leggete le puntate precedenti, ma il direttore non è d’accordo con questa linea e dunque, in via eccezionale, di match ne consigliamo tre. Quindi, come sempre, veniamo a noi:

Rublev-Karatsev: se vi piace il tennis dei picchiatori, di quelli che piuttosto che perdere un punto guarderebbero Pomeriggio Cinque per due giorni di fila, se vi piace quel tennis fisico (definizione astrusa ma per certi versi piuttosto reale) allora è la partita che fa per voi. Probabilmente rovineranno i campi più del dovuto e le palline a fine match saranno specie protette, però non si può dire che non valga la pena vederla e poi, come già scritto, un derby è sempre bello da vedere. La domanda è: quando giocheranno? Fortunatamente non siamo noi gli organizzatori.

Mertens-Svitolina: è probabilmente il match più interessante in campo femminile, esclusi quelli di cui abbiamo parlato nei giorni precedenti e mai disputati finora. Sono due giocatrici piuttosto simili nel modo di affrontare il campo e nel modo di giocare sull’erba. Si prospetta una partita interessante, giocata tra due veterano del circuito. Se vi annoiaste, andate a leggere a ritroso: troverete valide alternative. 

Carlo Galati

Wimbledon, day 2: i match da non perdere

La prima giornata è andata, tra interruzioni, Djokovic che prova ad asciugare il campo e Bublik che prima fa finta di giocare al livello McDonald (evitate battute…) per poi decidere di chiudere la questione in tre comodi set. Speriamo vada avanti il più possibile: vogliamo divertirci e al netto del giudizio che si possa avere, è un giocatore che piace. Stiamo divagando, come sempre. Torniamo dunque piedi per terra e occhi rivolti verso il domani che si spera meno piovoso, ma siamo a Londra: who knows?! Quindi veniamo a noi:

Berrettini-Sonego: è come se ti facessero quella stupida domanda, se vuoi più bene alla mamma o al papà. Mettiamola così, Matteo su questi campi ci ha fatto godere e non poco. Ci ha fatto sognare e siamo davvero dispiaciuti nel vederlo così. Lorenzo è il giocatore che vorremmo essere e che non saremo mai. Di sicuro i motivi per vederla non mancano: vinca il migliore.

Thiem-Tsitsipas: se ci avessero detto che questo sarebbe stato match di primo turno a Wimbledon, probabilmente avremmo guardato il nostro interlocutore, sconcertati. È stata la finale del Master nel 2019, la finale di un 1000, per diamine, cos’è successo?! Tanto, tantissimo. Match non chiuso, con l’austriaco alla ricerca di ciò che fu e il greco che proverà a tenerlo a bada (abbiamo scritto bada, non Badosa…mannaggia).

Cressy-Djere: ci piace vedere l’americano andare a rete anche sul rosso dopo un’abbondante pioggia: figurarsi nella patria del serve&volley. Vale la pena solo per questo. Poi, da contratto, dobbiamo consigliare almeno un match da nerd del tennis.

Rybakina-Rogers: scende in campo la campionessa in carica. Dicono non sia in forma, vogliamo vedere il match per comprenderlo. Se così fosse, Rogers potrebbe essere un osso più duro di quanto si pensi.

Kvitova-Paolini: Jasmine ha poche chance con Petra, fresca vincitrice a Berlino. La ceca vive una seconda giovinezza e potrebbe essere l’outsider per il titolo.  Primo turno interessante. 

Carlo Galati

Wimbledon, day 1: i match da non perdere

C’è chi vorrebbe ricoprirlo di cemento, chi ne vorrebbe un ammorbidimento delle regole scritte e non scritte di comportamento, in campo e fuori, chi in buona sostanza ne vorrebbe modificare la quint’essenza, stravolgere il senso naturale delle cose. Impossibile. Wimbledon è Wimbledon, giusto che rimanga così, resistendo alla deriva relativista che incombe sul tennis. Lasciateci qualche certezza. Detto questo, se non fosse ancora chiaro, vi toccherà sorbirvi i consigli sulle 5 partite del giorno, almeno fino a quando ce ne saranno almeno 5, quindi, veniamo a noi:

Goffin-Kyrgios: partita che in molti aspettano per capire lo stato di forma del finalista dello scorso anno, arrivato a giocarsi il titolo esprimendo il massimo livello del proprio tennis. Nel 2023 è stato una meteora o poco più e Goffin non è l’avversario più semplice del mondo. Non scommettiamo, ma se avessimo un euro da puntare, su chi lo faremmo? Ve l’abbiamo detto.

Bublik-McDonald: il kazako, uno dei motivi per cui continuiamo a guardare il tennis, viene da una prestigiosa vittoria sull’erba. Ha un po’ di sana pressione addosso, pur restando quello che è: un giocatore estemporaneamente meraviglioso (ricorda qualcuno…). Mackenzie McDonald (!!!) è però un brutto cliente.

Sinner-Cerundolo: non fossimo italiano probabilmente non vi consiglieremmo questo match ma, è importante capire come sta Jannik dopo il ritiro per infortunio di Halle, settimana scorsa. Se sta bene Cerundolino non dovrebbe essere un problema. Se.

Venus-Svitolina: quando si dice, “basta il nome”. Venus è Venus. Ma anche Elina è una giocatrice che ha qualcosa da raccontare nel circuito. In questi casi o viene fuori una partita memorabile o un’esibizione da museo delle cere. Noi rischiamo e propendiamo per la prima.

Kenin-Gauff: sembra la sfida tra una veterana e la ragazzina appena arrivata nel circuito, solo che la prima ha 24 anni e la seconda oltre duecento partite nel circuito maggiore. E poi un derby è sempre interessante a prescindere.

Carlo Galati

Tour e Wimbledon: l’evento che diventa mito

Di solito a fine giugno si inizia ad immaginare quel periodo così tanto italico delle ferie d’agosto, fantasticando su come trascorrere giornate che poi, alla resa amara dei conti, risultano più stancanti della routine da cui si fugge, ma tant’è, va così. In realtà, per noi amanti dello sport, questo è il periodo dell’anno in cui vorremmo rinchiuderci a casa, evitare ogni socialità per immergerci totalmente nel Tour e vivere nella gioia di Wimbledon.

Da una parte le salite dei Pirenei e delle Alpi, con il Col de Marie Blanque o il mitico Puy de Dôme, dall’altra la bellezza senza fiato del verde dei campi dell’All England Club, con la regalità del Centre Court a farla da padrona. Due eventi sportivi che segnano la distanza tra l’eccellenza e tutto il resto, iconici già nel nome, universalmente riconosciuti come il massimo livello.

E poi loro, i protagonisti che hanno reso grandi negli anni questi due eventi trasformandoli in legenda; ciclisti e tennisti come novelli cantori di due mondi apparentemente lontani sostanzialmente vicini nell’esaltazione dell’uomo solo al comando, dell’atleta che si fa unico interprete del proprio destino. Si comincia domani con il Tour, lunedì con Wimbledon. Non resta che mettersi comodi.

Carlo Galati