GimbORO

È inutile girarci troppo attorno: quando conta fare il risultato, al netto dei problemi di varia natura e forma, i campioni vengono fuori, lasciando nella storia, il proprio marchio. Ci aveva pensato qualche giorno fa Marcell Jacobs, ci ha pensato Gianmarco Tamberi. E non sembri un caso che i loro destini siano incrociati nelle strade che portano al successo, oro chiama oro; vittoria chiama vittoria.

Così è stato a Tokyo, così è a Monaco dove si è arrivati passando per la delusione mondiale di Eugene, perché anche quelle servono. Nessuna strada che porta alla vetta non è lastricata di difficoltà e amarezze che i veri campioni sanno trasformare in carburante per raggiungere la vittoria. Tamberi non ha solo vinto ma ha dato l’ennesima dimostrazione di saper trovare, in un costante moto perpetuo, nuove energie per saltare in alto…e ancora più in alto.

Per la precisione fino a 2 m e 30, misura che non è quella del suo personale in stagione (2,32) ma che vale molto di più. Vale un oro che sa di rivincita e che, come accaduto per Jacobs, zittisce tutti quelli che pensano che la vittoria, una volta ottenuta, debba essere sempre una costante, non conoscendo le regole dello sport. Regole conosciute a Gimbo che guarda e passa con l’ennesimo oro al collo.

Carlo Galati

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