L’Italiano volante

FABRIZIO MORI, oro ai mondiali di Siviglia del 1999 nei 400 e record italiano.

Da dove sbuca quell’Italiano?
Gli dei del giro di pista se lo saranno domandati mille volte guardando Fabrizio Mori uscire dall’ultima curva in posizione eleggibile, morbido sugli ostacoli e ancora reattivo come una molla, pronto a tentare l’impresa.

Irriverente ed arrogante, nella specialità che fu di Edwin Moses, Fabrizio calpesta 14 passi fino al settimo ostacolo, per poi chiudere a 15, stroncando ben prima della linea del traguardo il francese Diagana e lo svizzero Schelbert, in un podio clamorosamente tutto europeo, con gli americani relegati alle medaglie di latta.

Salta gli ostacoli con una eleganza da impala, lui che alto non è, appena 175 centimetri, e neppure dotato di un fisico esplosivo e muscoloso, per atterrare oltre la fatidica linea con un tempo da primato italiano, giusto in tempo per raccogliere dal pubblico di Siviglia qualunque tricolore si trovi a portata di mano.

Un Italiano, ripete il telecronista, incredulo.
Un Italiano fa il “giro della morte”, i 400 metri, salta gli ostacoli e si porta a casa un oro mondiale, alzando il dito al cielo come a dire: sono io il Campione del Mondo, proprio io.
Fabrizio Mori, da Livorno, ostacolista.

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MEI, COVA, ANTIBO:LA TRIPLETTA DI STOCCARDA ‘86

Tre uomini soli al comando, la loro maglia è azzurra, i nomi sono Stefano, Alberto e Totò.
Tre particelle impazzite sulla pista di Stoccarda che, venticinque anni fa, laureò Mei, Cova e Antibo padroni di un indimenticabile 10000 metri.

Li univa solo il Tricolore, loro così diversi fisicamente, così divisi da tecniche di corsa agli antipodi, fieri di una rivalità non urlata, frutto della straordinaria solitudine dei numeri primi.
La forza straripante, la solidità del campione, la fame sportiva: primo, secondo e terzo, con l’occupazione manu militari di quel podio e il racconto ai posteri di quello che contava davvero, cioè tre Italiani sui tre gradini del podio continentale, tre bandiere tutte uguali, un solo Inno.

E quelle immagini indimenticabili, accompagnate dalla voce rotta dall’emozione di Paolo Rosi: “è tutto uno scintillio d’azzurro”.
C’era una volta un’Italia che in Europa dominava le piste, soprattutto quando si trattava di soffrire e il sudore sgorgava copioso giro dopo giro.
Succederà ancora?

Mettete in loop questo video, chiudete gli occhi e correte. Con il sacrificio e l’allenamento duro anche i sogni possono diventare realtà.

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Nel nome di Kobe

I Los Angeles Lakers hanno conquistato il diciassettesimo “Larry O’Brien Trophy” della loro storia, l’anello NBA, il titolo tra i più famosi e prestigiosi dell’intero sport mondiale. In gara-6 è caduta la resistenza di Miami (103-96) che aveva dato filo da torcere alla franchigia giallo-viola. Il successo è arrivato nel segno di Kobe Bryant, leggenda del club e della palla a spicchi mondiale, scomparso in un tragico incidente in elicottero lo scorso 26 gennaio, in cui morì anche la sua giovane figlia Gianna, anche lei ricordata da tutti i Lakers e il popolo del basket di Los Angeles. In gara-5, non a caso, Lebron e compagni scesero sul parquet con la divisa nera, per ricordare e onorare Kobe, con il cuore e il numero 2 sul petto. Perché proprio con Kobe Bryant e grazie a Kobe Bryant dieci anni fa arrivò l’ultima vittoria per Los Angeles in una serie ancor più tirata, fino a Gara 7, contro i Celtics. Un’uniforme disegnata direttamente dalla mano del ‘Black Mamba’ per la stagione 2017-18 e tirata fuori dalla soffitta dei ricordi in quest’anno di vittorie e celebrazioni. Era stata la prima maglia di quelle che prenderanno il nome di ‘City Edition’, “quarte maglie” della collezione Nike dedicate alla tradizione della città o della franchigia. Ispirata al velenoso e letale serpente, la ‘Black Mamba‘ fa la sua prima apparizione nella bolla in Florida in occasione di gara 4 nei play-off contro Portland, poi in ogni gara 2 (il numero di Gianna) nelle serie successive. Tranne che per la finale, con quella maglia ‘talismano’ e lo spirito di Kobe sul parquet, Los Angeles ha sempre chiuso le serie in 4 gare.

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