
Sarebbe troppo semplice raccontare la storia del calabrone e del suo volo “inconsapevole” per descrivere l’ultima impresa di Armand Duplantis, il suo record del mondo fissato a 6 metri e 25.
Armand non è un calabrone, ma un astronauta, uno che vola consapevolmente, un Icaro le cui ali sono saldate su un’asta e non fermate dalla cera, un esploratore dei cieli, uno che ha scavalcato la luna e raccoglie già campioni su Marte.
Quelli della generazione nata negli anni ‘70 pensavano che i 6 metri e cocci di Sergej Bubka fossero il limite, la colonna d’Ercole della specialità.
E invece la natura ha creato Armand, classe 1999, curiosamente la stessa di una serie di fantascienza, Spazio 1999, che raccontava vent’anni prima un futuro pieno zeppo di astronavi e colonie lunari; Armand è vent’anni avanti, invece, lui è l’astronave e vederlo volare è come respirare la sensazione di leggerezza dell’assenza di gravità.
L’oro è troppo poco per questo qui: la medaglia forgiatela col più prezioso dei minerali trovato nello spazio, perché Armand non ha nessun limite, se non il cielo.
Paolo Di Caro








