Ad maiora, Marcel

Potrà sembrare strano di fronte a una sconfitta, ma ci piace da morire Jacobs fuori dalla finale dei 100 metri ai Mondiali, quinto col personale stagionale di 10’’05.
Ne avete parlato come di un fenomeno da laboratorio, uno che vince le Olimpiadi chissà come e poi sparisce nel nulla, con quel misto di complottismo e autolesionismo tipico dell’Italiano critico da poltrona e birra ghiacciata.
Sospetti di doping basati sul nulla, mentre i suoi avversari finivano dietro la lavagna controllo dopo controllo.
E invece Marcel è lì, ai blocchi di partenza, umano fra i marziani, capace di metterci la faccia nonostante infortuni e disavventure di ogni tipo, poche gare sulle gambe e tutta la pressione del mondo.
Corre comunque molto velocemente, una delle migliori prestazioni italiane “all time” sui 100 metri, si migliora rispetto alle batterie, combatte e si ferma a un passo dalla finale.
Ci avrebbero stupito, francamente, miracoli senza i giusti passi di avvicinamento alla prestazione da record.
Va bene così.
Adesso appuntamento a Parigi, infortuni e gufi permettendo.

Acqua azzurra, acqua d’oro

Azzurro come il cielo di Budapest, azzurro come l’acqua della piscina, azzurro come il colore del secondo posto nel medagliere di questo incredibile mondiale in terra magiara.

L’Italia dei poeti, dei Santi e dei navigatori, si riscopre terra di nuotatori e nuotatrici, collezionisti di mettalli pesanti, con il sigillo imperiale dell’oro nella 4×100 dei Misti.

È difficile fare una graduatoria della medaglia più bella o dell’impresa che resterà negli annali: è quella di Ceccon, baffetto vintage e carta d’identità da maggiorenne di una volta, primatista del mondo dei 100 dorso?

O quello di Martinenghi e Pilato, ranisti d’Italia trionfatori nei loro 100?

È quella di Greg Paltrinieri, il capitano, dato a 26 dagli scommettitori dopo la delusione degli 800 e capace di disintegrare gli avversari, nuotando addirittura su livelli da primato del mondo?

Oppure è la medaglia-termometro della 4×100 mista, quella che rappresenta la cartina al tornasole del movimento natatorio di una Nazione?

Cinque istantanee di un trionfo, impossibili da mettere in fila con una graduatoria, perché rappresentano nell’insieme la capacità organizzativa, la tradizione, le metodiche di allenamento, la vocazione, custodite in anni di successi e di personaggi nelle vasche da 25 e da 50 metri, culminati oggi nella migliore spedizione mondiale di sempre.

Una Federazione Nuoto capace e tetragona, in un’Italia che negli anni si è riempita di piscine e che dalle vittorie, e dal marketing del successo di atleti e atlete in costume da bagno, ha costruito una immagine vincente e una formidabile capacità di generare campioni e campionesse a ogni ciclo.

Iride, oro e Tricolore: il caleidoscopio di immagini e sorrisi baciati dal cloro non riempie solo la piscina del nuoto, ma ha fatto capolino nella vasca dell‘artistico, con ben cinque medaglie, continuerà nella pallanuoto, con Settebello e Setterosa ai Quarti, nuoterà in acque libere ancora con Greg e i suoi fratelli e sorelle.

Un’Italia giovane, bella, sinuosa e vincente, nella continuità di un movimento che funziona.

Avanti, e grazie, ragazzi e ragazze di Buda!

Pilato da record, Italia infinita

L’Italia che non riapre le piscine sbanca Budapest e mette una sedicenne sulla vetta del mondo nei 50 metri rana: è Benedetta Pilato, astro nascente della Nazionale più vincente dell’ultimo decennio.

La stessa squadra azzurra che celebra l’argento placcato oro dell’eterna Federica Pellegrini, gli ori di Simona Quadarella e, le medaglie di Paltrinieri e Detti, le staffette finalmente ultra-competitive, solo per citare una parte degli allori continentali dell’edizione pandemica 2021 degli Europei.

La favola del nuoto italiano non vive solo di ricordi, ma ha una capacità incredibile di rigenerarsi e sfornare nuovi campioni, giovani o giovanissimi come Benedetta Pilato: faccia da bambina, rana possente, naturale, scapigliata.

E veloce, velocissima.

29 secondi e trenta centesimi per far sapere al mondo che a Tokyo dovranno fare i conti con una ragazzina terribile, senza ciccia, ma con qualche brufolo.

È l’Italia del nuoto, una magnifica macchina da medaglie intergenerazionale, la “summa” di un movimento che funziona e che vince, grazie alla programmazione, al sacrificio e alla valorizzazione del talento.

Benedetta, Simona, Federica, Greg, Gabriele e i loro e le loro fratelli e sorelle.

E non è ancora finita.

Tokyo a Cinque Cerchi, coming soon.