
Non c’è stata storia, eppure c’è stata tanta storia. Perché la finale di Manila, più che un duello, è stata una conferma: l’Italia maschile di volley ha battuto la Bulgaria 3-1 e ha messo in bacheca il quinto titolo mondiale, difendendo quello conquistato tre anni fa. Un successo netto, costruito su due set dominati, un passaggio a vuoto nel terzo, e un quarto chiuso come un sigillo.
Romanò ha fatto il bomber con 22 punti, Bottolo lo ha seguito a ruota con 19, Michieletto ha aggiunto classe e continuità. Ma al di là delle cifre, c’è stata la sensazione di una squadra che non si perde mai, che sa rallentare e accelerare, che conosce il ritmo del grande appuntamento.
In panchina, Ferdinando “Fefè” De Giorgi, nato regista, sempre regista. Anche oggi. Con lui la continuità non è parola retorica: tre mondiali da giocatore, due da commissario tecnico. Nessuno come lui nel panorama del volley mondiale. Schivo, silenzioso, ma con un palmarès che basta a riempire biblioteche.
Il quinto mondiale maschile si aggiunge ai tre firmati dalla Generazione dei Fenomeni e a quello del 2022. Ma il quadro non è completo senza le donne: a Bangkok, venti giorni fa, le ragazze di Julio Velasco hanno battuto Turchia e Brasile in due maratone da fiato corto e cuore lungo, riportando il titolo iridato in Italia dopo 23 anni.
Due ori nello stesso mese, uomini e donne insieme sul tetto del mondo: la doppietta non si vedeva dal 1960, quando a festeggiare fu l’Unione Sovietica. Sessantacinque anni dopo è l’Italia a far ballare la rete, con una leggerezza che nasconde fatica e sudore. Più che un trionfo, un segno dei tempi: quelli in cui la pallavolo, al maschile e al femminile, ha il tricolore cucito addosso.
Carlo Galati






