
È un cerchio magico quello disegnato da Sofia Raffaeli ai Mondiali di Rio de Janeiro. Magico non solo per l’attrezzo che volteggia, ma per la capacità di una ragazza di vent’anni di farne poesia e risultato insieme. Dal Brasile la marchigiana è tornata con l’oro nella finale al cerchio e il bronzo nell’all around. Non un bottino qualsiasi, se si considera che il podio mondiale della ritmica è tradizionalmente occupato da russe, bulgare, tedesche.
Nell’ultima giornata, il 24 agosto, Sofia è stata la prima a scendere in pedana. Sulle note di Tu si ‘na cosa grande di Modugno, ha stregato pubblico e giuria: 30.650, unico punteggio sopra i 30, davanti alla bulgara Nikolova e alla tedesca Simakova. Giù dal podio è rimasta la campionessa del mondo Varfolomeev. Un segno dei tempi: la nuova gerarchia si chiama Raffaeli e parla italiano con accento marchigiano.
Non è un’apparizione isolata. Per lei questo è il secondo oro mondiale al cerchio dopo Sofia 2022, con l’argento di Valencia 2023 in mezzo. Ci sono i numeri e c’è il carattere: disciplina da carabiniere delle Fiamme Oro, leggerezza da artista. È ginnastica ritmica, certo, ma quando Sofia sale in pedana diventa un’altra cosa: arte e coraggio che si incontrano, geometria che diventa musica.
In Italia, però, il clamore resta minimo. Abituati a consumare il calcio anche quando offre pane duro, ci dimentichiamo facilmente di chi altrove tiene alto il tricolore. Non è una novità: la ritmica non riempie bar sport, non scatena talk show, non vende diritti tv milionari. Ma un Paese che si dice sportivo dovrebbe accorgersi di lei, che a vent’anni ha già riscritto più volte la storia e ora ha osato spingersi oltre.
La Raffaeli non è soltanto un talento tecnico. È un carattere: non teme i palcoscenici, anzi li accende. Ha il passo delle grandi, ma senza proclami. Vince, e lascia che parlino i punteggi. Oggi il mondo della ritmica ha una regina che viene da Jesi. Sarebbe bello che l’Italia, almeno una volta, la celebrasse come merita.
Carlo Galati








