Sei Nazioni, solo vittorie casalinghe

La prima giornata del Sei Nazioni 2025 si chiude con risultati netti ma partite combattute, regalando subito emozioni agli appassionati di rugby. Se l’anticipo del venerdì tra Francia e Galles ha visto i Bleus imporsi senza difficoltà sugli avversari, i match del sabato hanno riservato maggiore equilibrio, con Scozia e Irlanda costrette a faticare per superare rispettivamente Italia e Inghilterra.

Tutte le squadre vincenti hanno conquistato il punto di bonus offensivo. La Francia ha impiegato un solo tempo per mettere in cassaforte la vittoria, per poi dilagare fino al 43-0 finale ai danni del Galles. Più complicata la sfida di Edimburgo, dove la Scozia, partita forte, si è vista rimontare dall’Italia fino al 19-19. A decidere l’incontro è stata la doppietta di Huw Jones, che ha permesso agli scozzesi di chiudere sul 31-19 e portare a casa il massimo risultato.

Ancora più sofferta la vittoria dell’Irlanda, che ha dovuto affrontare una determinata Inghilterra. Gli irlandesi hanno trovato la meta del bonus solo al 71’ con Sheehan, ma la reazione inglese non si è fatta attendere: negli ultimi cinque minuti, le mete di Tom Curry e Freeman hanno permesso agli uomini della Rosa di ottenere almeno il punto di bonus difensivo. Alla fine, l’Irlanda si impone per 27-22.

Dopo il primo turno, la Francia guida la classifica grazie alla miglior differenza punti, seguita da Scozia e Irlanda. L’Inghilterra si piazza quarta con un punto, mentre Italia e Galles rimangono a zero, con gli Azzurri avanti per differenza punti. Proprio Italia e Galles si sfideranno sabato prossimo in un match che ha già il sapore di uno spareggio salvezza.

Carlo Galati

Ancora Italia!

Competente, solida, consapevole, disciplinata: un’Italia a tratti dominante espugna il Millennium, annichilisce i Dragoni e conquista il miglior risultato al Sei Nazioni della propria storia, con due vittorie e un pareggio.

A ripensare a quel calcio di Garbisi e alla super-prestazione contro l’Inghilterra, si corre il rischio di doversi dare un pizzicotto per capire se sia vero che la cenerentola del torneo avrebbe potuto giocarsi il titolo a Cardiff.

Reload, ci godiamo quello che vediamo, una Nazionale finalmente padrona del proprio destino, attenta e capace di ripetere in campo, a memoria, gli schemi di Quesada: e, stavolta, senza palloni che cadono, disattenzioni fatali o crolli improvvisi a rompere i propri argini. 

L’Italia gioca dal primo all’ultimo minuto, costruendo sulle fondamenta di una difesa solidissima il proprio piano di gioco, completato da una mediana di geometrica potenza e una linea di tre quarti persino divertente. 

Gambe dritte e mani ad uncino nei punti di incontro, con Lamaro, Brex, Garbisi, a conquistare punizioni, terreno, fiducia. 

E poi la mischia, il non-luogo nel quale ogni rugbista gioca una partita nella partita e decide l’inerzia del gioco d’attacco: perfetti oggi in questo fondamentale, con tre punizioni conquistate e una contro generosamente concessa dall’arbitro. 

Nel paniere delle buone cose vanno accatastate anche le buonissime notizie sul fronte della “rosa”, mai cosi ampia, mai così capace di dare garanzie al proprio tecnico. 

Manca Capuozzo? Ecco Pani estremo, ventuno anni di incoscienza, con la meta in serpentina alla “Ange”, a suggello di un’azione alla mano da “rugby-spumante”. 

Inutile parlare dei singoli in un concerto corale mai così all’unisono

, mai così melodioso, mai così emozionante. Abbiamo una squadra vera, finalmente, della quale essere orgogliosi, dopo anni di sofferenze, di piccoli segnali di vita, di batoste indimenticabili. 

Abbiamo una squadra che ci farà divertire, sorretta da un serbatoio di under 20 di qualità e una piattaforma di giocatori di livello internazionale allenati da un tecnico che, vivaddio, è arrivato in Italia per insegnare a vincere a un gruppo di talentuosi ragazzini, dando loro motivazione e gioco. 

Un bel gioco e due vittorie e mezza. 

Nel Sei Nazioni.

Il paradiso (non) può attendere.

L’Italia del rugby alla pari coi maestri francesi.

A un passo dal toccare il cielo con un dito.

Anzi, a una meta da una vittoria che sarebbe stata persino meritata contro i “galletti” francesi, una delle Nazionali più forti del mondo e candidata alla vittoria nella prossima rassegna iridata.

Dopo la sbornia dei test-match tutti aspettavano al varco gli uomini di Crowley, per capire se i progressi visti fossero la conferma di una mentalità differente e di una consapevolezza nuova o l’ennesimo fuoco di paglia.

E oggi abbiamo visto tutto: due errori di Varney, costati carissimi, assorbiti dalla squadra, brava a ripartire subito con una prestazione corale che dal minuto venticinque del primo tempo è apparsa a tratti straripante, soprattutto se parametrata alla forza e all’esperienza degli avversari.

Precisi sui punti d’incontro e bravi ad esplorare gli spazi, abbiamo un po’ sofferto la fisicità francese, oltre alla loro maggiore dimestichezza nel gestire i momenti cruciali delle partite.

Un secondo tempo punto a punto, con un finale vietato ai deboli di cuore, in quei minuti che in passato ci “regalavano” il crollo fisico degli Azzurri.

E invece abbiamo finito lì, sui cinque metri, a pochi centimetri dalla definitiva consacrazione al livello top del rugby mondiale, centrando anche il punto di bonus.

Ancora qualche ritocco, maggiore precisione e una mediana meno “svagata” e questa Italia, come successo oggi contro i transalpini, potrà giocarsela per vincere.

Il paradiso rugbistico è qui, finalmente a portata di ovale.

I Dragoni tinti d’Azzurro

L’Italia interrompe la “striscia infame” di sconfitte nel Sei Nazioni e lo fa giocando un partita magistrale e vincendo dove non aveva MAI vinto, in Galles.
Difesa, dominio sul punto d’incontro, ottima touche, disciplina, precisione dalla piazzola e il “crack” Capuozzo.

Il paradigma di questo cambio di passo è proprio questo mingherlino con il fisico del calabrone che non sa di non saper volare e lo fa lo stesso.

Dopo anni passati a costruire fisici bionici e armadi a quattro ante tutto muscoli, scopriamo che si può vincere anche con l’estro, con la fantasia, con l’agilità dell’estremo che risolve la partita a un minuto dalla fine.

Adesso dite pure che non conta nulla o che ci hanno fatto vincere, dimostrando di non avere idea di cosa sia il rugby e quali leggi lo governino.

C’è ancora tanto da lavorare, ma tutti quelli che ci volevano a giocare con Romania e Georgia, adesso facciano un giro su se stessi e tornino a parlare di altro.


Bravi tutti oggi, adesso azzerare, placcare e ripartire.
Anche contando su una grande under 20 e con la consapevolezza di aver recuperato un po’ di credibilità a livello internazionale; perché non si vince al Millennium, non si vince a Cardiff con un movimento morto e senza futuro.

Piantiamo, con orgoglio, un seme nei verdi campi dei Maestri gallesi e brindiamo con questi ragazzi che hanno risvegliato in tutti noi l’orgoglio di tifare Italia.