
Bello come quel raggio di sole sul centrale londinese.
Bello come l’ultimo dei mohicani a giocare un rovescio divino, a una mano.
Bello come quel Tricolore che garrisce al vento sulle semifinali di Wimbledon, il più figo fra i tornei dello Slam, con il dress code in “total white”, per ricordare a tutti che si può far finta che non comandino gli sponsor.
Bello come Lorenzo Musetti, ideologo del tiki taka con la racchetta, ma con la variante del colpo vincente prima che tramonti il sole e della formula zero-noia.
Al quinto set saluta con un 6-1 micidiale tale Taylor Fritz, lungagnone con un gran servizio e i piedi che si incrociano impazziti sulle palle corte del Muso.
Lorenzo è l’anomalia elegante in un tennis moderno fatto di muscoli e gente che picchia forte: ricama i colpi poggiato sul talento tipico degli irregolari, affetta in back portando la palla rasoterra, dipinge il rovescio in top con la maestria, i giochi di luce e la geometrica bellezza dei caravaggeschi.
Non è continuo, ogni tanto sparisce e fa tre passi indietro, deve crescere ancora, e ancora, e ancora.
Quanto è bello, però, quel tabellone delle semifinali col suo nome accanto a quello di Djokovic, l’ultimo degli Immortali che ha saltato un turno per il forfait di De Minaur.
E ora, forza: divertiamoci Muso.


