I Leoni alla conquista dell’Europa

È arrivato in un sabato pomeriggio prepasquale, con i pensieri rivolti altrove, uno dei risultati più importanti della storia del rugby italiano. E no, non c’entra la nazionale, ma il club che maggiormente rappresenta la storia ovale italiana, quel Benetton Treviso che battendo il Cardiff al “Monigo” per 27-23 hanno conquistato il pass per la semifinale della Challeng Cup, la seconda competizione europea per club.

Per capire l’importanza di questo traguardo basti pensare che nessun altra squadra era mai arrivata così avanti nelle competizioni europee, perlomeno non a questo livello. Viadana in passato aveva giocato e perso contro Montpellier una finale di ‘Shield’ – equiparabile alla Conference League del calcio – nel 2003/2004, ma il risultato della Benetton è di prestigio nettamente superiore.

I leoni sono così chiamati ad un’altra impresa, questa volta contro il Tolone di un certo Sergio Parisse, una delle grandi del rugby europeo, il pronostico sembra chiuso. Ed effettivamente lo è, come lo era con i gallesi. Il bello del rugby: la palla ovale decide come rimbalzare senza nessuna logica apparente.

Carlo Galati

Meravigliosamente Jannik

“Go for it man, I’ll cheer for you”. L’abbraccio a fine match, lo sguardo sincero e la consapevolezza di aver giocato una delle partite più belle della sua carriera, seppur ancora giovane. È il riconoscimento da parte del numero 1 al mondo nei confronti del suo alter ego, della sua nemesi. Jannik Sinner è l’unico sul circuito al momento in grado di tenere testa a Carlos Alcaraz. Lo sanno entrambi.

È stato perfetto Jannik, nella notte di Miami. Ha perso nel consueto tie break che ormai si gioca tra i due, quasi come fosse un obolo da pagare ad ogni incontro; ha tenuto dritta la barra, continuato a macinare il proprio gioco fino ad arrivare al punto del match, guidato da quel servizio che ormai da kryptonite che era è diventato come gli spinaci per braccio di ferro.

L’ostacolo finale tra Sinner e il primo titolo 1000 si chiama, Daniil Medvedev avversario durissimo, ma questo Jannik è in grado di tutto. È in grado di battere il numero uno al mondo in tre ore, portando questa rivalità che profuma già di storia in perfetto equilibrio, tre vittorie a testa; sarà in grado di giocare con i galloni del possibile vincitore questa finale. Se lo merita, merita di iniziare quella scalata che lo può portare dove prima o poi arriverà.

Carlo Galati

La logica della ragione e dello sport

La notizia non è inaspettata e segue logicamente la decisione del Cio di riammettere alle gare internazionali gli atleti russi e bielorussi; così sarà a Wimbledon, dove potranno tornare a giocare quegli atleti che erano discriminati solo perché nati in Russia o in Bielorussia, dopo lo stop dello scorso anno. Non torniamo su quella scelta, ma plaudiamo a questa.

La decisione di far gareggiare degli atleti, seppur non rappresentando nessun paese e nessuna bandiera (una cosa molto triste a nostro giudizio), va a consolidare quei principi su cui lo sport deve basarsi, ispirandosi al buono, al giusto, al leale.

Ed è proprio il concetto di lealtà che ha fatto capire quanto fosse importante, per il torneo più antico e prestigioso del mondo del tennis, far sì che tutti i migliori giocatori al mondo potessero confrontarsi sul terreno dell sana competizione sportiva, dando un forte segnale a tutti i detrattori: che siano tutti benvenuti e protetti dal grande ombrello dello sport, portatore di valori e principi che mai potranno essere barattati o scalfiti…neanche dalla guerra.

Carlo Galati

Courage Matteo, courage Lorenzo

Nessuno tocchi Matteo. Nessuno tocchi Lorenzo. Eppure sembra che ci si diverta a colpire i nostri ragazzi, in evidente e vera difficoltà, in un momento della loro carriera in cui gli scintillii della golden age sembrano aver lasciato lo spazio al sordo rumore della ruggine. Critiche su critiche, rimbrotti, numeri lanciati anche un po’ a caso per dimostrare quello che non ha bisogno di ulteriori spiegazioni. È un periodo no, capita.

Non crediamo ci sia di che preoccuparsi né per Musetti, né per Berrettini sia perché, come detto, si attraversano periodi nella vita e nello sport in cui tutto sembra andare bene e poi invece nulla riesce, neanche le cose più elementari, sia perché i segnali di piccola crescita e miglioramento ci sono. Piccoli scossoni, ma va bene così. Va bene così, per adesso.

È questo il momento in cui bisogna riconoscere che tutto non stia andando per il verso giusto ma è anche il momento in cui non bisognerebbe spingere troppo sull’ acceleratore della critica fine a se stessa. Sono ragazzi, sono giovani, hanno la loro vita e soprattutto non devono niente a nessuno. Neanche a se stessi. Quindi evviva Lorenzo, evviva Matteo; passerà la nottata e sarà l’alba di un nuovo giorno che spazzerà via fantasmi e vergognose insinuazioni. Courage.

Carlo Galati

La coraggiosa scelta dell’atletica femminile

Abbiamo sempre creduto nella forza unificatrice dello sport, nel suo essere portatore di valori e principi che dall’alto di valutazioni oggettive riuscivano a trasmettere il più puro messaggio di valutazione democratica. La notizia arrivata da World Athletics, l’organo di governo dell’atletica, per bocca di Sebastian Coe, va in tal senso: le donne transgender che hanno attraversato la pubertà maschile saranno escluse dalle competizioni femminili.

Le regole della federazione internazionale lasciavano libertà di partecipazione agli atleti e alle atlete transgender, permettendo loro di partecipare alle competizioni nelle categorie corrispondenti al loro genere di elezione, a condizione che soddisfino determinati requisiti. In particolare, gli atleti transgender devono dimostrare che i loro livelli di testosterone nel sangue sono stati mantenuti al di sotto di determinati limiti per almeno un anno prima della competizione. Una questione questa che creava un disallineamento e che andava in direzione opposta rispetto a ciò che è alla base di tutto: la lealtà nella competizione.

Perché di questo parliamo: di condizioni di gara diverse e di una situazione che comprometteva la regolarità delle gare e non solo per il livello di testosterone. Ad esempio, ci sono differenze di massa muscolare e densità ossea tra gli uomini e le donne che possono influire sulle prestazioni atletiche, anche se il livello di testosterone è stato ridotto. Ecco perché plaudiamo a questa decisone, che rimette l’atletica femminile nei giusti binari della correttezza ridando credibilità competitiva a diverse discipline e ad uno sport, vittime di un uguaglianza a tutti i costi.

Carlo Galati

La marea verde sul Sei Nazioni con vista mondiale

Ascoltare “Ireland’s call” a Dublino il giorno dopo San Patrizio è qualcosa che scalda i cuori anche ai più retinenti. Se a questo aggiungiamo anche una vittoria sugli amatissimi inglesi e il conseguente trionfo nel Sei Nazioni, senza perdere una partita che sia una, beh se non è il Nirvana, poco ci manca. Ed è tutto merito del rugby.

La quinta partita della campagna, la peggiore delle cinque, ha però confermato l’ampiezza della rosa a disposizione di Farrell. I verdi hanno finito con in campo Rob Herring, Tom O’Toole, Jimmy O’Brien e Kieran Treadwell, gente che di solito non è neanche nei 23. Ha superato molte difficoltà e vinto partite giocate non bene, come questa, però non ha mai fatto dubitare di meritare un trionfo mai realmente in discussione.

L’Irlanda è, al momento, la migliore squadra al mondo e sul punto poco da dire o aggiungere. Lo dice il ranking, lo dicono i risultati, lo dice l’oggettiva forza di una rosa che non ha eguali. Eppure, manca ancora un tassello a questo squadra per restare nella storia di questo sport: manca la vittoria in coppa del mondo e l’occasione del 2023 è ghiotta come non mai. Ci arrivano da favoriti, con i galloni dei migliori della classe. L’Irlanda chiama.

Carlo Galati

Il salto che ha cambiato tutto

Sono pochissimi gli atleti capaci di lasciare un’impronta definitiva nello sport. Un gesto, una prestazione, un risultato, che restano issati sul pennone più alto, dove sventola la loro bandiera. Uno solo però è riuscito, non soltanto a lasciare quell’impronta, ma a modificare totalmente quella disciplina è quello sport. Si chiamava Dick ed è il padre del Fosbury Flop.

Sua è l’invenzione della tecnica dorsale per scavalcare l’asticella che lo studente dell’Università dell’Oregon elaborò in quanto in grande difficoltà con lo stile ventrale e che, da quasi sessant’anni, saltano tutti con risultati straordinari, dal cubano Javier Sotomayor detentore dei record mondiali all’aperto (2,45) e indoor (2,43) della specialità a Gimbo Tamberi, campione olimpico in carica in comproprietà con il collega Barshim.

È stato un rivoluzionario, uno di quelli da libro di storia per intenderci. Ha rotto uno schema e lo ha fatto permettendo al proprio sport di vivere una nuova vita, tracciando parabole che si inarcano verso vette mai toccate prima. Ci ha lasciato Fosbury con un ultimo grande salto, staccando e inarcandosi ancora una volta verso l’alto, questa volta per non atterrare più.

Carlo Galati

Cambiare tutto affinché tutto resti com’è

Non è cambiato nulla. Lì eravamo rimasti, lì ci ritroviamo, solo quattro mesi dopo. Verstappen dominante e Ferrari in difficoltà, il copione è sempre lo stesso, nonostante le evoluzioni tecniche e ingegneristiche, nonostante il cambio al muretto. Un anno è iniziato e sembra già finito.

Non vogliamo essere catastrofisti, ma a differenza degli altri anni è andato tutto storto fin dall’inizio. Anche in qualifica, dove Lerclerc riusciva a dire la sua, lo scorso anno, pur tra mille difficoltà, alla ripartenza in Bahrein non è andata bene neanche lì. Sentire il suo team radio, una volta capito che la sua SF-23, lo stava abbandonando è stato un colpo al cuore.

Come due schiaffi in pieno viso è la doppietta in casa Redbull: primo Max secondo Perez, come a dire “amici anche quest’anno è chiusa in partenza”. E già perché se il buongiorno si vede dal mattino, la giornata sarà lunga e per nulla semplice. Speriamo almeno non sia una disastro totale. Ci si aggrappa a Leclerc, l’unico in grado di riaccendere una speranza a condizione che sia però sostenuto da una macchina alla sua altezza. Sperem.

Carlo Galati

Ceccarelli d’oro e la sfida al Re

Il 19 febbraio ad Ancora, nessuno lo ha visto arrivare. Neanche il campione olimpico e mondiale sui 60 metri indoor, sua maestà Marcel Jacobs. Su Samuele Ceccarelli, dopo quella vittoria, i riflettori si sono accesi: impossibile non vederlo di nuovo, ma risultato è stato lo stesso anche agli europei di Istambul: Ceccarelli primo, Jacobs secondo. È tripudio italiano.

Il distacco è stato minimo, come sempre in queste gare, a questi livelli. Due soli centesimi che hanno rappresentato un passaggio di consegna sul trono d’Europa su una specialità che finora aveva visto Jacobs dominare in lungo e in largo ma va bene così. Va bene perché la vittoria di Ceccarelli è il secondo posto di Marcel rappresentano lo stato di salute, ottimo, della velocità italiana, che ha avuto dopo quelle giornate magiche di Tokyo una nuova vita.

E va bene anche a Jacobs che ha un avversario degno di questo nome in casa. Un compagno di nazionale che arrivato dalle retrovie ha piazzato quel colpo di reni che vuol dire sorpasso. Questo dualismo tutto azzurro non può che fare bene a tutti, soprattutto in prospettiva. Perché va bene i 60 indoor ma i 100 outdoor sono, per certi versi, un’altra disciplina, che adesso avrà un aspirante re ed un re che farà di tutto per difendere il suo trono.

Carlo Galati

Oltre il risultato

La logica nello sport è un dogma da sovvertire. Ci si riesce solo quando tutto ciò che consideriamo plausibile prende la tangente dell’imprevedibilità, guidata da venti che soffiano in direzione ostinata e contraria. Come potete immaginare non capita spesso, sarebbe strano il contrario. E all’Olimpico nel match con l’Irlanda ha prevalso la logica dello sport e del rugby. L’Italia è battuta dai numeri uno al mondo.

Ma andiamo oltre, oltre il risultato. È il 64esimo quando l’Irlanda decide che forse è il momento di piazzare perché sul 20-24 è giusto ristabilire il break di vantaggio. Byrne segna i tre punti. Ecco, questo è il momento che fa capire che la strada sia quella giusta. Perché impensierire i migliori al mondo è un conto, costringerli a piazzare per mettersi in sicurezza, un altro.

Ma siamo consapevoli che non basti: bisogna ritrovare il successo. Vincere e vincere di nuovo. Il Galles in quest’ottica è l’opportunità che serve per ritrovare quel successo che in casa manca da più di dieci anni. Una vita intera. Ma, come detto la strada è quella giusta e oltre il risultato c’è solo la vittoria.

Carlo Galati