L’abitudine di tornare (e vincere)

Nella declinazione di ogni sportivo il verbo vincere ha una semantica complessa, che abbraccia fattori, valori e condizioni non sempre scontati ma che solo nella loro convergenza permettono il raggiungimento di quell’obiettivo. Dell’unico obiettivo che muove lo spirito dell’agonista: la vittoria. Ripetersi in quell’obiettivo dà la misura della grandezza. Ed è stato grande Jannik Sinner a confermarsi campione a Sofia, un anno dopo, un’altra settimana perfetta, il tutto a vent’anni.

Battuto in finale Gael Monfils con un perentorio 6-3, 6-4, grazie a questa vittoria Sinner resta così in corsa per la Race verso le Finals di Torino, difficili da raggiungere (è decimo al momento – vanno i primi otto) ma non impossibili. Cruciale sarà il penultimo mille dell’anno, che si giocherà a Indian Wells la settimana prossima.

Terzo successo dell’anno, dopo Melbourne e Washington, quello di Sofia è il settimo titolo dell’anno in una delle stagioni più abbondanti della storia del tennis italiano che ha in casa il gran ballo finale. La reggia di Torino vorrà accogliere i propri re, compreso Sinner II, Re di Bulgaria.

Carlo Galati

Lo Squalo morde ancora

Come ai vecchi tempi: potente, agile sui pedali, impressionante in una progressione che lascia senza fiato; i suoi avversari su tutti. Ed è stato bellissimo rivederlo così, rivedere Vincenzo Nibali tornare ad alzare le braccia al cielo nella sua Sicilia, lì dove da professionista non aveva mai vinto e dopo un digiuno di due anni dall’ultima vittoria.

Un’apoteosi davanti alla propria gente, per dimostrare al mondo, ma prima di tutto a se stesso, che lo Squalo è vivo più che mai nonostante un biennio pessimo che avrebbe tolto la speranza e la voglia di continuare a quasi tutti. Dopo aver vinto tutti e tre i grandi Giri perché andare avanti? La risposta sta nelle lacrime di fine gara, nell’incredulità mista stupore di chi ha visto e riassaporato quel dolce gusto della vittoria, ribadendo che al tavolo dei più grandi di sempre c’è posto per Vincenzo Nibali. E chissenefrega che la carta d’identità dica 37 anni; la classe cristallina può mettere da parte tutto. Anche il tempo che passa.

Carlo Galati

La supremazia del tennis europeo

Qualcuno storcerà sicuramente il naso di fronte al nostro titolo, perché è vero che la Laver Cup rappresenti ad oggi una mera esibizione tennistica, ma è altrettanto vero che il valore del tennis espresso è ogni anno sempre più alto così come le motivazioni di chi le gioca, siano esse più o meno lontane dal concetto del denaro che tutto muove, non è tema di discussione. Si gioca e questo basta; è a giocare bene ultimamente è sempre il team Europa, quest’anno come non mai.

Il team capitanato da Bjorn Borg ha disintegrato la resistenza del resto del mondo vincendo per 14-1 e realizzando di fatto il 4 su 4 rispetto a tutte le altre edizioni del torneo, giocate e vinte. Ma non è una novità; da anni il dominio del tennis europeo sul resto del mondo è un fattore chiarissimo anche a livello di tornei dello slam – dove un non europeo non vince da 12 anni, Del Potro a US Open 2009 – e di circuito ATP. Insomma, alla Laver Cup, per ritrovare un po’ di brio, servirà l’esplosione di qualche talento. Magari Sebastian Korda o il giovane Jenson Brooksby, messosi in mostra nell’ultimo US Open. O, eventualmente, stravolgere i proprio criteri nel concetto di Europa: con i russi Medvedev e Rublev a passare dall’altro lato, forse, avremmo assistito a qualcosa di differente. Ma questo è quanto: festeggia l’Europa, senza, tra l’altro, immaginare possibili cambi di rotta nel prossimo futuro.

Carlo Galati

Il ciclismo iridato parla italiano

Uno spettacolo che sa di miracolo. Non sono neanche passate 24 ore dalla vittoria della prova in linea, categoria Under 23, da parte di Filippo Baroncini, che il cielo sopra la Fiandre torna a risplendere di un azzurro iridato scintillante grazie alla vittoria nella prova su strada di Elisa Balsamo. Due capolavori che resteranno negli annali. Anzi tre. Perché negli occhi abbiamo ancora l’impresa titanica di Filippo Ganna nella prova a cronometro maschile.

Ma andiamo per ordine: ieri il 21enne romagnolo di Massa Lombarda, in provincia di Ravenna, è arrivato solo sul traguardo di Lovanio. La vittoria è arrivata dopo una fantastica azione solitaria negli ultimi 6 chilometri e dopo una caduta, a metà gara, causata dall’americano Quinn. Una vittoria che ha dimostrato l’ottima fattura della nostra scuola e l’importanza della squadra nel mettersi a disposizione del singolo.

Il terzo giorno di gloria è arrivato invece per le gambe, la testa e il cuore di Elisa Balsamo. Un successo che in questa gara mancava da dieci anni (il bis di Giorgia Bronzini) e possibile grazie a una prova di squadra straordinaria, oltre i limiti della perfezione. Una tattica chiara fin da quando la corsa ha preso fuoco ed eseguita in maniera impeccabile, per mettere nel sacco le favoritissime olandesi. La squadra oranje si deve accontentare dell’argento con l’eterna Marianne Vos: per lei si tratta della sesta piazza d’onore in questa gara e il suo sguardo perso nel vuoto subito dopo il traguardo dice tutto. Bronzo alla polacca Katarzyna Niewiadoma.

E siccome di vittorie non si è mai sazi e questo anno sportiva ha dimostrato al mondo, e a noi stessi, che tutto è possibile se si gareggia per l’Italia, qualunque sia la disciplina, allora non basta che aspettare il gran finale. Chissà che il miracolo non diventi ancora qualcosa di più grande ed eterno?

Carlo Galati

Due grandi cuori (azzurri) nella pallavolo

Dopo le Donne, anche gli Uomini centrano il titolo continentale.

È valanga azzurra.

Al quinto set, come tutti i thriller che si rispettino. Contro la Slovenia che ha liquidato i favoriti padroni di casa della Polonia.

Con una squadra consapevolmente imbottita di giovani e giovanissimi, rendendo la vittoria europea ancora più dolce: questa squadra, forgiata nel fuoco dal proprio demiurgo in panca, Fefè De Giorgi, potrebbe aprire un ciclo e batte un colpo tanto inaspettato, quanto emozionante.

L’Italia che vince anche a briscola in un 2021 di platino, riconquista il primato in uno dei tre sport nazionali, la pallavolo: quella che a livello giovanile riempie palazzetti e pomeriggi dei giovani italiani, quella che vinceva tutto, quella dei Bernardi e della generazione di fenomeni.

E siamo anche i primi, nella storia, a vincere l’Europeo sia nel maschile che nel femminile, nella medesima edizione.

E lo fa puntando sugli incoscienti diciannove anni di Michieletto, su qualche quasi sconosciuto pescato dal cilindro, su otto esordienti, otto, sulla forza del collettivo che trova per strada anche il talento cristallino del singolo.

Un’Opera complessa, per solisti e orchestra, che stasera contro la Slovenia diventa un misto fra la Cavalleria Rusticana e la Cavalcata delle Valchirie.

Cinquanta minuti di applausi, una medaglia d’oro che brilla, un Tricolore che sale sul pennone più alto.

Fermate qui il 2021 dello sport.

Non vogliamo scendere.

Filippo Ganna, campione dei due mondi

Aggiorniamo la leggenda del ciclismo: due titoli iridati consecutivi in questa specialità, l’Italia non li aveva mai vinti. Vuol dire essere nella storia di questo sport e di questo dobbiamo dire grazie a Filippo Ganna, l’uomo che ha scelto di sfidare il tempo. Una lotta impari, all’apparenza, una sfida invincibile contro un elemento che non si può fermare ma domare, sì.

Il 25enne piemontese, campione olimpico nell’inseguimento a squadre a Tokyo, ha percorso i 43,3 chilometri da Knokke-Heist a Bruges in 47’47″83 precedendo i belgi Wout Van Aert (47’53″20) e Remco Evenepoel (48’31″17), su un percorso che i belgi avevano studiato, gestito e disegnato per far sì che la gloria iridata non travalicasse i confini fiamminghi ma scontrandosi contro l’evidenza del più forte.

Il ciclista azzurro, che non aveva mai vinto una cronometro più lunga di 40 km in carriera, non ha tradito le aspettative: il tracciato veloce è stato dominato da Ganna, che nell’ultimo tratto, dopo essere arrivato praticamente appaiato a Van Aert all’ultimo intermedio, ha scavato tra sé e il belga quei 5″ che gli sono valsi l’oro.

Una dedica particolare in chiusura, un ringraziamento che non ti aspetti: “Devo ringraziare i ragazzi belgi: mi hanno molto motivato, sapevo quanto per loro fosse importante vincere qui e sono partito con il solo obiettivo di vincere”. Aggiungere qualcosa potrebbe sembrare mellifluo e non aggiungere altro alla leggenda che questo ragazzo sta scrivendo. Perché questo è quello che sta facendo, raffigurandosi come eroe dei due mondi del ciclismo, pista e strada. Una figura mitologica tutta italiana.

Carlo Galati

Prospettiva Medvedev

Contro la storia, contro ogni pronostico, contro ogni logica, contro la classifica ed il pubblico di New York (vergognoso e inadatto al tennis), in poche parole contro tutto e tutti Daniil Medvedev ha compiuto un’impresa inaspettata quanto roboante nel punteggio, nel gioco, nell’idea di superiorità mostrata in campo.

E chiamatelo sgraziato, disarticolato o inelegante nella gestualità di un tennis sicuramente diverso da quello di molti altri, ma non per questo meno efficace. Anzi geniale in alcuni momenti: in quanti oserebbero tirare seconde di servizio come prima, in finale agli Us Open, con Djokovic dall’altro lato del campo, il più grande risponditore di tutti i tempi? Rispondiamo noi: solo Medvedev.

Ha spiazzato tutti, costringendo in molti a modificare uno story telling che era già scritto con Nole pronto a diventare il più grande della storia (se consideriamo i numeri di vittorie Slam) ottenendo quel grande Slam che lo avrebbe consacrato forse quasi definitivamente e senza appello con il GOAT di questo sport. Ma la storia non si è scritta, questa storia non si è scritta. La storia l’ha fatta Daniil Medveded, una storia ancora tutta da scoprire fino in fondo. Come un grande classico della letteratura russa: geniale, insensato in alcuni momenti, ma destinato ad emozionare.

Carlo Galati

Europa chiama Italia: Colbrelli campione

È la stagione d’oro dello sport italiano, non poteva mancare all’appello il ciclismo. Già alle Olimpiadi avevamo gioito con Ganna and co, ripetutisi qualche giorno fa in Trentino nella prova a squadre. Mancava l’assolo finale. Per il quarto anno consecutivo, infatti, il campione europeo di ciclismo su strada è un italiano. Il capolavoro odierno porta la firma di Sonny Colbrelli, che non molla sugli attacchi del belga Remco Evenepoel e lo sconfigge nella volata a due per l’oro, nel delirio del pubblico di Trento. Bronzo per il francese Benoit Cosnefroy. Il quarto posto dell’altro azzurro Matteo Trentin chiude in bellezza la spedizione di Trentino 2021.

Colbrelli, che a 18 anni lavorava in fabbrica (faceva tubi e maniglie), sta vivendo una grandissima stagione: ha vinto il campionato italiano a Imola e, settimana scorsa, il Tour of Benelux con una tappa da campione che lo aveva segnalato in grandissima forma. Cosa confermata oggi nell’Italia guidata da Davide Cassani, alla penultima uscita da c.t.. L’ultima sarà il mondiale di fine mese, la grande volata è già lanciata.

Carlo Galati

From Emma with love

L’ultima inglese a vincere una prova dello Slam era stata Virginia Wade nel 1977, sull’erba di casa, a Wimbledon, sotto gli occhi della Regina Elisabetta II, ed anche l’ultima inglese a vincere gli Us Open, nell’anno di grazia 1968; con tutto il rispetto possibile, parliamo di preistoria tennistica. C’è voluta una ragazzina nata in Canada, da padre rumeno e madre cinese, ma residente nel Regno Unito da quando era poco più che in fasce, per riportare un titolo Slam all’ombra di Buckingham Palace. C’è voluta Emma Raducanu.

Prima tennista nella storia a vincere uno Slam partendo dalle qualificazioni, prima teenager a vincere uno Slam dal 2004, anno in cui Maria Sharapova trionfò a Wimbledon. Venti set vinti su venti, poche speranze lasciate sul campo, anche a Leyla Fernandez che di scalpi importanti, per arrivare in finale, ne aveva collezionati parecchi disputando un torneo magistrale. Tanto solida nell’imbastire un gioco nella cui rete sono finite tutte le sue avversarie, quanto determinata nell’approcciare al meglio un match con quella che ad ogni probabilità sarà un’altra delle nuove e giovani protagoniste del circuito, Raducanu è riuscita a conquistare un pubblico Newyorchese all’inizio sbilanciato verso il supporto nei confronti dell’avversaria canadese.

Con questa vittoria il tennis britannico riacquista entusiasmo e soprattutto futuro, con un Murray ormai agli ultimi sprazzi di gioco, il sorriso di Emma rende radioso il domani tennistico d’oltremanica. Con buona pace della Regina che nel 1977, come oggi, rende il giusto omaggio a queste importanti vittorie.

Carlo Galati

La lunga estate nell’estasi di Gimbo

Arrivare in alto e restarci. Sembrerebbe un paradosso per chi di professione sfida le leggi gravitazionali, saltando in alto per poi ricadere verso il basso in una sorta di costante compromesso con le leggi della fisica. Un paradosso che non ha impedito a Gimbo Tamberi di continuare a volare anche dopo Tokyo in una lunga parabola che lo ha portato fino a Zurigo.

Dopo l’oro olimpico, il marchigiano si prende anche il titolo di Diamond League: nel meeting che ha chiuso la stagione. Tamberi è il primo italiano a vincere il diamante del massimo circuito dell’atletica mondiale. Il marchigiano, vero mattatore anche davanti al pubblico, prima arriva fino a 2.30 senza errori, poi vince la gara a 2.32 e infine sale addirittura a 2.34 (a Tokyo aveva toccato quota 2.37), con un risultato che conferma la sua statura assoluta del campione.

Poi lo show oltre l’atletica: giri di campo con la medaglia d’oro al collo, foto, sorrisi e il saluto del campione olimpico. Il personaggio e l’atleta che tutti amano a cui tutti vogliono bene; per questo non c’è premio che valga il cuore di chi tifa per te.

Carlo Galati