Ceci c’est pas un Djokovic

Bravo Djokovic, campione assoluto! Leggenda del tennis, suo il settimo titolo a Wimbledon, il 21esimo Slam, ad uno solo di distanza da Nadal. È un dio del tennis, futuro imperatore del Regno delle due Sicilie. Bene, adesso che ho la vostra attenzione e visto che, non sappiamo più che scrivere dopo l’ennesima vittoria di Djokovic che segue le altre che di Nadal negli Slam finora disputati, vi raccontiamo un’altra storia di tennis.

Succede a Budapest nelle qualificazioni del torneo 250, le due protagoniste sono l’iberica Marina Bassols, numero 263 delle classifiche mondiali, e la bielorussa Yuliya Hatouka, numero 211 al mondo. Una sfida che sembrava terminata dopo nemmeno un’ora di gioco, con l’Hatouka che approfitta dell’inconsistenza avversaria (13 doppi falli) e si ritrova a due punti dal match sul 6-0, 5-0 e 0-30 in suo favore. Ed invece il tennis, sport malefico per definizione ed imprevedibile per sua natura, aveva in serbo altro per questa partita.

Ha annullato tre match point Marina Bassols, ha vinto sette game consecutivi e poi il terzo set. Insomma ha vinto un match dal punto più profondo, si è ridata speranza, nonostante tutto fosse contro di lei. Ecco questo ci piaceva scrivere, è la storia che oggi abbiamo voluto raccontare, perché le altre ci hanno un po’ stufato.

Carlo Galati

Leclerc e il paradosso Ferrari

Solo una settimana fa chiedevamo che il soldato Charles fosse salvato dallo sfracello all’interno del quale la Ferrari e le scelte del muretto, lo avevano gettato. Possiamo scrivere che si è salvato da solo, con la sua immensa classe, vincendo e arrivando fino alla fine con molta fatica, causa, more solito, una vettura non all’altezza.

La Ferrari versione 2022 è una vettura che secondo la sua natura, in relazione a quanto succede in pista non è fatta per vincere ma lei non lo sa e prima con Sainz e ora con Leclerc, vince. Non ditelo oggi a Carlos però, che stava per raggiungere Verstappen e probabilmente sarebbe andato a podio. Ditelo invece a Charles che nonostante l’acceleratore difettoso è riuscito ad arrivare fino in fondo.

È vero c’è qualcosa di romantico in tutto questo che riporta a gare del motorsport dove a vincere era prima il pilota e poi il mezzo meccanico. Ma quando come nel caso di Leclerc hai un pilota genialmente predestinato alla guida, non dotarlo di un mezzo affidabile è una sacrilegio, che in Austria ha portato alla vittoria ma che, alla lunga, potrebbe costare caro. Un mondiale, nello specifico.

Carlo Galati

Rybakina, una vittoria che sa di sport

Tanto brutta è stata finale, tanto bello scoprire Elena Rybakina come personaggio oltre che come tennista. Una ragazza timida, giudicata schiva da chi non riesce a guardare il proprio naso, che ha vinto Wimbledon, contro ogni pronostico, contro ogni logica.

Eh già, perché il torneo femminile aveva già le sue vincitrici; prima la dominatrice del circuito e numero uno al mondo Iga Swiatek, poi Simona Haley che sul centrale aveva già vinto nel 2019, poi infine Ons Jabeur giocatrice sublime a cui evidentemente oggi hanno spento l’interruttore della costanza. E poi invece è arrivata lei, la kazaka Elena.

E sul tema si sono scatenati in tanti, perché fa oggettivamente clamore che la brava Rybakina sia in realtà natia di Mosca e che solo da quattro anni giochi per il Kazakistan ma…chissenefrega?! Chissenefrega delle mille domande su Putin, sul fatto che si senta o meno russa. Proviamo a parlare di sport nello sport più individualista e individuale che esista. Parliamo di tennis, di Elena e di quello che si spera potrà continuare a dare a questo sport, celebrando una vittoria che sa di novità e che forse apre uno spiraglio al dominio incontrastato di Iga.

Carlo Galati

Il gesto oltre il risultato: l’esempio di Sinner e Alcaraz

Per una volta vogliamo tornare all’essenza di questa pagina, che ama raccontare lo sport partendo da un’immagine, aggiungendo delle parole lì dove probabilmente non servirebbero: è la grande sfida da raccogliere. Non vi parlerò di quella che è la più bella vittoria della giovanissima carriera di Jannik Sinner, colta su Carlos Alcaraz, che quest’anno ha negli italiani le bestie nere degli Slam: in Australia fu Berrettini ad eliminarlo, ora Sinner a Wimbledon.

Quello che mi è piaciuto più di tutto quello che è stato, da uomo di sport e da uomo di tennis, è questo gesto, che ha un significato che va oltre il momento. Alcaraz sotto due set a zero, nell’ottavo gioco del terzo set impegna Sinner con una palla corta. Impegnandosi nel recupero, Jannik cade e Alcaraz corre subito a sincerarsi sulle sue condizioni. Quello che vedete in questo istante è la vera essenza di quello che è lo sport, è tutto.

Nel giorno in cui si celebrano i 100 anni del campo Centrale di Wimbledon, davanti a tanti eroi che quel campo lo hanno vissuto e reso immortale, questi due ventenni hanno spiegato al mondo di essere il futuro di questa disciplina. Non c’è altro da aggiungere in questo, se non che le prossime generazioni hanno trovato, si spera, l’epicità del duello in Jannik e Carlos. Ad maiora.

Carlo Galati

Salvate il soldato Charles

Nel giorno della vittoria di Carlos Sainz a Silverstone, nel giorno in cui la Ferrari torna sul gradino più alto del podio, in quel giorno in cui l’orgoglio ferrarista dovrebbe gonfiare nuovamente il petto, c’è un retrogusto amaro che rovina, in parte, la gioia di una vittoria.

C’è chi lo chiama sabotaggio, chi boicottaggio. No, non credo si possa arrivare ad utilizzare concetti che non trovano nella sfera sportiva la giusta collocazione semantica; più semplicemente si tratta di inettitudine. O se volete di impreparazione. E a pagarne le conseguenze è sempre e solo Charles Leclerc, anche oggi vittime sacrificale di una strategia che non ha avuto senso. Sì, la gara l’ha vinta Sainz ma perché non effettuare il cambio gomme durante la safety car, unico a non rientrare nei box?

Sono situazione estemporanee che si sommano alle tante altre nella stagione e che potrebbero costare molto caro in termini di obiettivo finale, ovvero il mondiale piloti. L’occasione era ghiotta con un Verstappen oggi con problemi tecnici che lo hanno relegato nelle retrovie. Oggi la Ferrari ha vinto, godendo dell’uovo oggi. La gallina domani forse sarà bollita; come il muretto Ferrari.

Carlo Galati

Berrettini, il coraggio di scegliere

Matteo Berrettini ha avuto coraggio. Il coraggio di una scelta che nessuno gli ha chiesto di fare, una scelta che probabilmente gli costerà tanto, forse troppo. Era uno dei favoriti a Wimbledon, ci arrivava da campione a Stoccarda e al Queen’s, aveva i titoli per conquistare quella coppa sfuggitagli lo scorso anno proprio all’ultimo atto di un percorso perfetto.

Ha avuto coraggio ed è stato leale, con se stesso ma soprattutto con gli altri, sottoponendosi ad un tampone al Covid-19, risultato positivo, che nessuno gli aveva chiesto di fare, solo per senso di responsabilità nei confronti di chi gli sta attorno ricordando a tutti quelli che oggi, pulcini da tastiera, lo criticano che il tennis è sport di galantuomini. Detto questo, non tutti lo sono. Matteo lo è e lo ha dimostrato.

In quanti avrebbero in uno sport individuale ed individualista, preso una simile decisione? Non ci sbilanceremmo su nessuno, neanche sui più grandi, ossessionati più dal risultato finale che dal percorso da fare; focalizzati sulla storia e non sul racconto della stessa. Matteo Berrettini ha dato una lezione di stile a tutti; si vince e si vive da uomini, ponendosi di fronte alle proprie responsabilità. Magari non sarà il più furbo, ma di sicuro il più vero.

Carlo Galati

La sincronette rinata dall’acqua

Danzare è arte, farlo nell’acqua è magia. Le sincronette hanno un qualcosa che le differenzia sia dalle ballerine che dalle nuotatrici. Sono una sorta di ibrido che si posiziona a metà strada tra uno spettacolo è una performance, tra il gesto fine a se stesso e la competizione.

Ai mondiali di nuoto in corso a Budapest sono tante le missive emozionanti che arrivano, sia tra i colori azzurri che tra i giovanissimi 17enni che trionfano sui 100 e i 200 metri stile libero (cercare alla voce David Popovic), una su tutte è la storia di Anita Alvarez, sincronette, che ha incantato durante la sua esibizione, per poi abbandonarsi e affondare alla fine della stessa, scivolando perso la profondità della vasca ungherese. Ha perso i sensi, perdendo se stessa.

Solo l’intervento di chi la conosce bene, la sua allenatrice, ha evitato che la storia da raccontare non avesse il lieto fine che ha. Anita si è ripresa, ha ripreso a danzare nell’acqua, continuando a togliere il respiro a chi la guarda.

Carlo Galati

Il Re del Queen’s

Lo ha fatto di nuovo: Matteo Berrettini ha rivinto, un anno dopo, il torneo del Queen’s. Lo ha fatto dominando, non solo il suo avversario in finale Filip Kraijnovic, ma anche tutta la pressione che gira intorno ad un campione in carica quando si ritrova a difendere il proprio titolo. C’è abituato alle pressioni Matteo, è un tennista che dalle situazioni difficili è sempre riuscito a tirare fuori il meglio. E’ sempre stato in controllo contro un avversario certamente inesperto sulla superficie, ma comunque solido e pericoloso essendo dotato di tutto il talento necessario per cavarsela sui prati. L’erba in ogni caso sta diventando sempre più confortevole per Berrettini che vince così il settimo titolo della carriera.

Andando oltre il singolo risultato con questo successo, Matteo diventa l’ottavo tennista a vincere il titolo al Queen’s Club in due anni consecutivi e condivide questo record con tutti ex numeri 1 del mondo (McEnroe, Connors, Becker, Lendl, Hewitt, Roddick, Murray), inoltre è il primo, sempre nell’Era Open, a farlo alle sue prime due partecipazioni. Un parterre de roi a cui adesso guarda con l’ambizione di traslare questi successi a pochi chilometri da dove è ormai di casa

Wimbledon sta per cominciare e questa volta Matteo l’affronta con il timbro definitivo del tennista erbivoro; il suo non è stato un exploit temporaneo, ma l’inizio di un processo che lo ha portato ad essere tra i favoriti del torneo tennistico più importante al mondo. Tra quei campi, su quell’erba, solo un anno fa colse una finale che poteva sembrare un successo estemporaneo ma che invece ad oggi rappresenta un tassello verso quel passo finale che lo potrebbe consacrare all’immortalità dello sport e del tennis nello specifico.

Carlo Galati

Olimpia Milano 29 volte campione

Le vittorie hanno sempre tanti padri, pronti a rivendicarne spirito e appartenenza. Mai come nel caso dell’Olimpia Milano e del suo 29esimo scudetto questo è vero. È stata una serie stupenda in cui ha prevalso la squadra più forte e nel cui successo ci sono le mani di tanti, una su tutte: Giorgio Armani.

Sempre vicino alla squadra, sempre al palazzetto ha sollevato con merito quella coppa che è anche e soprattutto sua. E poi Ettore Messina, al suo quinto scudetto personale, è non solo allenatore ma trait d’union che tiene insieme tutto: squadra, dirigenza e tifosi. Ha fatto della difesa in campo un mantra e di quella fuori dal campo un virtù difendendosi da svariati attacchi durante tutta la stagione.

E poi i due capitani, Sergio Rodriguez e Nicolò Melli, fari di una squadra che non è soltanto un’accozzaglia di grandi giocatori ma un gruppo unito che ha trovato a fine stagione la forza di battere una grande Virtus. È lo scudetto di tutti, merito infinito di un’Olimpia mai doma, anzi dominante.

Carlo Galati

Berrettini, ritorno al futuro

Sono passati 58 giorni dall’intervento alla mano destra, un tempo lunghissimo in cui ha dovuto vedere gli altri giocare e competere. Lo abbiamo rivisto in campo a Stoccarda lì dove aveva già vinto nel 2019, per rimettere le cose a posto. Matteo Berrettini è tornato, ha vinto e non poteva esserci notizia migliore.

Non ha mai avuto le stigmate del predestinato, è uomo di sport vero Matteo. Conosce le sue leggi e quelle del tennis che è la disciplina delle seconde opportunità. Le ha previste nel regolamento. Se sbagli una battuta, te ne danno un’altra. C’è sempre subito un nuovo torneo, una nuova occasione. Il plus rispetto agli altri è, coglierle. Matteo ha una tempismo eccezionale in questo.

È il miglior tennista su erba nella storia dello sport italiano e andrà a Wimbledon con la consapevolezza di essere uno della ristretta cerchia dei favoriti. Sembrava impossibile solo qualche settimana fa, non per Matteo. Non è la speranza che tremare il mondo farà, lui fa i fatti. Torna e vince. E si commuove con lacrime vere perché per fare questo ci vogliono quelle. E lui ha dimostrato di averle, ancora una volta.

Carlo Galati