Dominik Paris ancora re nel suo giardino

Il 2021 dello sport azzurro ha ancora in serbo dei colpi d’oro. Sta per finire ma non potrà mai essere dimenticato. Non fa eccezione lo sci azzurro capace di arricchire un bottino già folto di successo ma che trova ancora spazio per imprese come quella che vi raccontiamo. La Stelvio i Bormio è pista olimpica, pista esigente, spettacolare, pista che solo i più grandi tra gli uomini-jet hanno saputo domare. E il più forte ce l’abbiamo noi: è Dominik Paris, per la sesta volta in discesa, davanti a Mario Odermatt e Niels Hintermann. Un record, quello delle sei vittorie, che porta Paris sull’Olimpo della specialità, mai nessuno, in Coppa del Mondo, era riuscito a vincere tante volte sulla stessa pista nella disciplina regina. 

E non è un caso se vicino a questa pista lunga, durissima e ghiacciata domini un cartellone con la sua foto e con scritto: “The King on the Queen”. Lui rimane il “Re” indiscusso sulla pista “Regina” della Coppa del mondo, dove coglie la settima perla in carriera, sei in discesa ed una in SuperG.

Non so come ho fatto, ho dato il massimo, sapevo di dover dare tutto e l’ho fatto“, queste le sue parole all’arrivo che danno la misura di un atleta che ha nel suo DNA la vittoria e che guarda a Pechino con la consapevolezza di arrivare da protagonista all’appuntamento con la storia.

La battaglia nel fango

Wout Van Aert e Mathieu Van Der Poel, olandese uno, belga l’altro. Uno campione del mondo, l’altro campione belga di ciclocross che, se non equivale al titolo iridato, poco ci manca, hanno dato vita ad uno spettacolo che riporta alla mente l’epicità di questo sport, in una gara da tregenda nel fango di Dendermonde, in Belgio, dove correre per strada a fine dicembre è già eroico. Figurarsi farlo in una gara di ciclocross.

Ha vinto Wout Van Aert che si è imposto in quella che è stata la prima battaglia tra giganti della stagione. È stata una gara emozionante e intensa, in cui gli sparring partner si sono alternati in attesa del colpo dei due campioni che si sono dati battaglia fin sul traguardo. Il belga della Jumbo Visma ha messo in campo l’azione decisiva al quarto degli otto giri, quando ha staccato Van Der Poel e Aerts poi secondo a terzo classificato.

Ma questo è solo l’inizio di una stagione che li vedrà sicuri protagonisti darsi battaglia su tutte le superfici ed in tutte le specialità ed in tutte le competizioni, gare in linea, tappe di coppa del mondo e grandi giri. Nel frattempo però, Tadej Pogacar inizia la stagione vincendo in Slovenia. Ma questa è un’altra storia…o forse no?!

Carlo Galati

La consegna del vessillo

Andare oltre i propri limiti è prerogativa di uno sportivo a qualunque livello. Si fatica, si soffre e si sacrifica se stessi per migliorarsi, in un continuo crescendo di opportunità che portano verso il successo. Nell’anno d’oro dello sport italiano, l’ultimo grande gesto è stata la consegna della bandiera a chi avrà l’onore di portarla con se alle cerimonie di apertura di Olimpiadi e Paraolimpiadi invernali di Pechino.

Sofia Goggia e Giacomo Bertagnolli hanno ricevuto dalle mani del presidente Mattarella il vessillo che, mai come quest’anno, è stato segno tangibile di vittoria, in giro per il mondo. Vittorie che hanno unito un Paese in uno dei momenti più duri della propria storia, regalando e dispensando sorrisi dove c’erano preoccupazioni e ansie. Ma non deve finire qui; il contingente italiano parte per Pechino con grandissima voglia ed entusiasmo con la piacevole responsabilità di dare continuità alla lunga e piacevole scia di successi.

Non sarà semplice, mai sia banale. Ma le nostre atlete e i nostri atleti sono pronti ed allenati per continuare a far sventolare più in alto di tutti una bandiera che continuerà renderci orgogliosi. E ad emozionarci.

Carlo Galati

The man who changed the game

È successo. Sapevamo tutti, lui in primis che questo momento sarebbe arrivato, ed è arrivato. Il romanticismo della questione (cosa che non guasta) vuole anche che ciò sia accaduto nell’arena più famosa al mondo, il Madison Square Garden: Steph Curry ha stabilito il record di triple segnate nella storia della NBA. Ha fissato il nuovo limite a 2977…and counting.

L’ errore più grande che si rischia di commettere nel parlare di questo traguardo, e più in generale di Curry, è quello di dare tutto per scontato. Perché il canestro arrivato dopo poco più di 4 minuti, può sembrare un gesto semplice, meccanico, quasi automatico. C’è di sicuro una predisposizione genetica ma anche tanto allenamento alla perfezione.

Il sorpasso di Curry ai danni di Ray Allen (ex primatista) era ampiamente annunciato. Il fatto che fosse inevitabile, però, nulla toglie all’eccezionalità dell’impresa. Forse un giorno ci dimenticheremo del numero di triple segnate o dei titoli vinti, ma di certo ci ricorderemo sempre come Steph Curry ci ha fatto sentire. E questo, che la palla entri o esca dal canestro, ben più degli anelli vinti e dei premi individuali accumulati, è il marchio della vera grandezza.

Carlo Galati

Mai finale fu più bello

La gara l’avete vista tutti, inutile stare qui a raccontarla, perderemmo tempo. È difficile infatti trovare delle parole che riescano a raccontare una gara chiusa e poi riaperta, vinta da Hamilton e poi da Verstappen. Ad Abu Dhabi è andata in scena la sana follia del motorsport.

Il regno di Lewis Hamilton è caduto all’ultimo giro di una gara di cui si parlerà nei secoli a venire, proprio mentre l’inglese stava volando verso l’ottavo titolo, quello con cui avrebbe staccato Michael Schumacher. E invece la magia di questo campionato aveva in serbo un ultimo, clamoroso, colpo di scena: il ribaltone all’ultimo giro. Che non sarebbe stato possibile senza l’incidente di un pilota sin qui nell’anonimato, ma di cui ora tutti ricorderanno il nome, Nicholas Latifi.

E ricorderemo tutti che al termine di questo mondiale combattuto in pista e fino all’ultimo fuori pista, con parole e gesti anche eccessivamente sopra le righe, l’ormai ex numero 1 del mondo ha reso omaggio con signorilità al suo successore, dimostrando l’inglese, di essere il campione che è. Cosa sarebbe accaduto al contrario? Non lo sapremo mai ma lasciateci qualche dubbio in proposito. La strada per essere campioni passa anche lontano dalla pista. Avrà modo di imparare, Max. Only che champions.

Carlo Galati

Il Cio e i soldi che tutto (non) possono comprare

Cancellare oltre cento anni di storia con un comunicato da dare in pasto alla sempre più bulimica stampa sportiva che ingoia notizie senza comprenderne il reale significato. La decisione del Cio presieduta da Thoma Bach è di quelle che cambiano le impostazioni classiche della cultura olimpica, riscrivendo il panorama delle discipline valevoli di considerazione a cinque cerchi, assuefatti dal dio denaro che tutto compra. E così dal 2028 diremo addio al sollevamento pesi (in programma dal 1896), alla boxe (dal 1904) e al pentathlon moderno, la più giovane delle tre discipline essendo olimpica “solo” dal 1920.

Saranno sostituite dallo skateboard, dall’arrampicata sportiva e surf, tre discipline gradite, tanto, ai giovani e ancor di più agli sponsor. Se ne faranno una ragione gli amanti e i cultori di una disciplina come il sollevamento pesi, praticato fin dall’antichità o la boxe che ha visto un giovane Cassius Clay a Roma nel 1960 vincere la medaglia d’oro. E che dire del pentathlon moderno un mix di discipline così diverse ma così romanticamente unite nel loro perfetto mix di stile, velocità e forza? Che sia chiaro, il nostro non è puro spirito bacchettone, di chi si pone restio alle novità: il nostro è rispetto per discipline che non meritano di sparire dal panorama sportivo mondiale, discipline che godono di estrema visibilità ogni quattro anni e che portano con se una storica cultura sportiva che è inattaccabile, imprescindibile e irrinunciabile.

Toccherà, ahi noi, farcene una ragione realizzando, nel modo più cinico, che per (quasi) tutto c’è un prezzo, che ci sarà sempre spazio per uno sponsor in più sul cappellino. Ma cari amici non preoccupatevi; le radici dello sport sono profonde e affondano nel terreno della passione che il dio denaro non potrà mai comprare. Ci sarà sempre tempo e spazio per chi vorrà cimentarsi nello stacco, boxare o cavalcare dopo aver tirato di scherma, perché lo spirito olimpico sarà in ogni guantone, in ogni disco di ghisa, in ogni sella, in ogni arma. Con buona pace dei parrucconi e dei loro soldi olimpici.

Il triplete di Sofia

Un tris da antologia, come solo l’amica ed ex rivale Lindsey Vonn sapeva fare a Lake Louise. Un tris che significa domare e dominare una pista storica e forse tutto il circus in versione femminile. Perché Sofia Goggia, dopo questa tre giorni memorabile, fatto di vittorie (due) in discesa e Super G, non può non essere la grande favorita dell vittoria finale complessiva andando oltre le singole specialità.

È la più forte in assoluto tra le porte larghe e quando le pendenze si fanno ripide, giostrando e amministrando la propria potenza e naturale scorrevolezza abbinandole ad una condotta tattica che, nel Super G, le è stata fondamentale per portare a cada uno splendido triplate. Il tutto nella stagione che oltre alla coppa del mondo vedrà a febbraio a Pechino il proprio punto più alto, in quelle Olimpiadi che non possono non annoverarla tra le protagoniste. Ma la strada è ancora lunga. Un passo alla volta, una gara alla volta. Scivolando naturalmente verso il successo.

Carlo Galati

WTA per Peng Shuai, il coraggio del no alla Cina

La notizia ci ha sorpreso, inutile nasconderlo. Se ne era parlato, ma la questione sembrava prendesse una direzione più simile ad una velata minaccia, tuttalpiù irrealizzabile, che ad una vera e propria decisione, soprattutto se così netta. Adesso infatti è ufficiale. La Women’s Tennis Association (Wta) ha annunciato la “sospensione immediata di tutti i tornei in Cina e Hong Kong” per via della condizione ancora non chiara della tennista Peng Shuai. Lo ha annunciato il presidente Steve Simon, affermando di “nutrire seri dubbi” sul fatto che l’atleta “sia libera, al sicuro e non soggetta a censura e intimidazione”. “In tutta coscienza, non vedo como posso chiedere alle nostre atlete di gareggiare lì”, ha spiegato Simon. Questo vorrebbe dire rinunciare a nove tornei, comprese le WTA Finals assegnate a Shenzhen per dieci anni, che nel 2019 hanno distribuito complessivamente 30,4 milioni di dollari. Non propriamente un qualcosa a cui rinunciare a cuor leggero.

Una decisione che va in direzione opposta, ma finalmente concreta, rispetto ad alcuni inaccettabili compromessi a cui lo sport è costretto a sottostare per motivi di mera sopravvivenza. Soldi, tanti soldi che sono necessari per tenere il motore acceso di una macchina che tanto consuma, tanto pretende. Fino a che punto? Ed è proprio nel giorno in cui il governo del Qatar permette ai gay di assistere ai prossimi mondiali di calcio, fatta salva l’impossibilità di pubbliche effusioni, che la WTA lancia un segnale chiaro: c’è un limite a tutto, anche ai soldi. Forse è una vittoria di Pirro, forse già tra qualche ora i soliti soloni del web ci tacceranno di essere mainstream, di non comprendere l’importanza della pecunia che non olet. Apparteniamo a questo mondo, ci viviamo dentro con tutte le scarpe, e lo sappiamo ma riteniamo che alla base di tutto, da ultimi tra gli inguaribili romantici, ci debbano essere valori umani e di conseguenza sportiva che debbano essere assoluti, verso i quali non ci si debba compromettere. A costo di rinunciare a soldi, tanti soldi, perché la libertà delle tante ed invisibili Peng Shuai deve rappresentare la pietra angolare su cui costruire le relazioni con soggetti ed enti, verso i quali, evidentemente, non è più possibile scendere a patti o accettare compromessi.

Carlo Galati

Shiffrin come Stenmark, 46 and counting…

Killington incorona nuovamente la sua regina. Mikaela Shiffrin vince per la quinta volta consecutiva lo slalom di “casa” con il tempo totale di 1.38.33. E questa di per se sarebbe già una notizia. Ma per la regina delle nevi tutto questo non può bastare perché su queste nevi, dove ha imparato a sciare, ha scritto la storia.

Per l’americana, infatti, si tratta del 71° successo in carriera, il 46° in uno slalom eguagliando il record di maggior numero di vittoria in una singola specialità che appartiene a Ingermar Stenmark (gigante maschile) . Da quando si gareggia nel Vermont, ovvero dal 2016, è sempre salita sul gradino più alto del podio. Al traguardo le lacrime della Shiffrin sono quelle di chi sa di aver lasciato un segno incancellabile nello sci, diventando anche la prima donna a vincere uno slalom per dieci anni di fila. Insomma un 46 che porta bene e che spiana la strada (o la pista, fate voi) ad una stagione che non può che incrementare successi, gioie e record. Tutti ancora da scrivere.

Carlo Galati

I subumani non l’avranno vinta

Possiamo raccontarla come vogliamo: dipingersi la faccia di rosso, dipingere dello stesso rosso le panchine dei parchi, diffondere in ogni modo possibile il numero antiviolenza sulle donne, istituire giornate e informare delle stesse. Possiamo fare tutto, a parole e secondo gesto vuoti e vacui. Perché di questo parliamo se di fronte ad una vera violenza, minimizziamo e si fa passare il messaggio “non prendertela”.

Perché questo si è sentita rispondere dallo studio la collega giornalista Greta Beccaglia, inviata di Toscana TV, all’esterno dello stadio “Castellani” in collegamento con lo studio, dopo la partita Empoli-Fiorentina, dopo che una sottospecie di invertebrato, passandole accanto, le palpeggiato il fondoschiena, salvo poi altri galantuomini intervenire con epiteti che rasentato le medievali culture mascoline, altro che Rinascimento.

Ma in tutta questa storia la cosa più grave è il “non prendertela” del giornalista in studio (di cui ignoriamo il nome con orgoglio), che andrebbe ancor più sanzionato (…a proposito ODG batti un colpo) rispetto al subumano che le ha usato violenza. Perché fino a quando si troveranno parole per giustificare l’ingiustificabile, minimizzandolo, non avrà senso nulla. Sarà solo fiato sprecato.

Per quanto ci riguarda, la massima solidarietà alla collega Greta sperando che i rei di questa triste storia paghino: tutto e a caro prezzo.

Carlo Galati